Arte.it - Mostre ed eventi

Reaching for the Stars. Da Maurizio Cattelan a Lynette Yiadom-Boakye

5 mesi 1 settimana hence
Dal 4 marzo 2023 Fondazione Palazzo Strozzi presenta Reaching for the Stars. Da Maurizio Cattelan a Lynette Yiadom-Boakye, mostra che propone una selezione di opere dei più importanti artisti contemporanei internazionali, tra cui Maurizio Cattelan, Sarah Lucas, Damien Hirst, Lara Favaretto, Cindy Sherman, William Kentridge, Berlinde De Bruyckere, Josh Kline, Lynette Yiadom-Boakye, Rudolf Stingel celebrando a Firenze i trent’anni della Collezione Sandretto Re Rebaudengo, una delle più famose e prestigiose collezioni italiane d’arte contemporanea.Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Reaching for the Stars esplora le principali ricerche artistiche degli ultimi quattro decenni attraverso una costellazione di opere che verranno esposte in tutti gli spazi di Palazzo Strozzi, dal Piano Nobile alla Strozzina, con una speciale nuova installazione per il cortile rinascimentale. Tra pittura, scultura, installazione, fotografia, video e performance, il progetto esalta il dialogo tra Palazzo Strozzi e l’arte contemporanea proponendo ai visitatori un percorso alla scoperta delle grandi stelle dell’arte globale degli ultimi anni insieme a uno sguardo alle più giovani generazioni.

LE “INVENZIONI DI TANTE OPERE”, Domenico Fontana (1543-1607) e i suoi cantieri

2 mesi hence
Domenico Fontana, ticinese di origine ma lungamente attivo a Roma e a Napoli, viene solitamente abbinato al ricordo di quell’“acqua alle corde” che, leggenda vuole, abbia consentito all’architetto di innanzare l’obelisco di Piazza San Pietro. Un episodio di colore per dar conto dell’ammirazione vissuta dai contemporanei nell’assistere a questo evento, partecipe nei decenni conclusivi del Cinquecento del grandioso riordino di Roma voluto da papa Sisto V (1585-1590), per farne una città moderna degna della funzione di cuore del Cattolicesimo.Egli è, ora, protagonista di una originale mostra promossa dalla Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (Mendrisio, Cantone Ticino, Svizzera) e dall’Archivio del Moderno dell’Università della Svizzera italiana, in partenariato con i Musei Vaticani, e con il patrocinio della Biblioteca Apostolica Vaticana, a cura di Nicola Navone, Letizia Tedeschi (Università della Svizzera italiana-Archivio del Moderno) e Patrizia Tosini (Università Roma Tre), che si svolgerà dal 27 novembre 2022 al 19 febbraio 2023. L’esposizione presenta la carriera e le opere dell’architetto Domenico Fontana mettendone in luce il dialogo con i numerosi artisti che collaborano alla realizzazione dei grandi cantieri da lui progettati e diretti, tra Roma, Napoli, Amalfi e Salerno. Nelle sue fabbriche più prestigiose, di committenza papale e reale, al lavoro di muratori, vetrai, stagnai e fabbri, si sovrappone l’opera delle botteghe artistiche di pittori, scultori, bronzisti, stuccatori, indoratori e incisori. Si ha così modo di vivere, in mostra, l’esperienza dei grandi cantieri artistici della Roma papale di fine Cinquecento attraverso la presenza di rilevanti opere d’arte di pittori quali il Cavalier D’Arpino, Cesare Nebbia, Giovanni Guerra, Paul Bril, Andrea Lilio, Ferraù Fenzoni, scultori in bronzo e in marmo, come Bastiano Torrigiani, Lodovico Del Duca e Leonardo Sormani, medaglisti come Domenico Poggini.Di questa straordinaria coralità che unisce le più diverse competenze, vuole parlare la mostra, suddivisa in tre sezioni principali, articolate al loro interno in sottosezioni tematiche. Riproduzioni digitali, fotografie immersive e ricostruzioni multimediali accompagnano le opere, creando un ricco e sfaccettato apparato digitale che integra e arricchisce il racconto, interagendo in maniera diretta con il visitatore.La mostra illustra i risultati del progetto di ricerca, finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero per la ricerca scientifica (FNS), L’impresa Fontana tra XVI e XVII secolo: modalità operative, tecniche e ruolo delle maestranze” e si svolge nell’ambito del progetto FNS-Agorà The «invention of many works». Domenico Fontana (1543-1607) and his buildings works (CRAGP1_199500, 2022-2024), volto a favorire il dialogo tra comunità scientifica e società civile.Domenico Fontana nacque a Melide nell’attuale Cantone Ticino (Svizzera) nel 1543. Esordisce come stuccatore a Roma a partire dal 1563, dove interviene nei cantieri del cardinale Ricci (gli attuali Palazzo Sacchetti e Villa Medici), nel Palazzo del Campidoglio e nella Chiesa Nuova in Santa Maria in Vallicella. È attestato anche a Villa d’Este a Tivoli nel 1568. Nel 1584 costruisce la Cappella Sistina in Santa Maria Maggiore per il cardinale Felice Peretti, futuro papa Sisto V, che diventerà il suo principale committente. La nuova cappella incorporò la duecentesca Cappella del Presepio di Arnolfo di Cambio: il piccolo sacello fu trasportato all’interno della costruzione utilizzando complesse macchine di cantiere. Per lo stesso committente costruì la grandiosa Villa Montalto alle Terme. Con l’accesso al soglio di San Pietro di Felice Peretti,Fontana , ricevette prestigiose committenze: costruì il complesso del Laterano che sostituì l’antico Patriarchio, con il Palazzo, la Loggia delle benedizioni e l’edificio della Scala Santa, il Palazzo Apostolico e la Biblioteca Apostolica Vaticana. È ancor oggi celebre per l’innalzamento dell’obelisco in Piazza San Pietro, impresa di cui pubblicò un resoconto nel suo libro Della transportatione dell’obelisco Vaticano e delle fabriche di Sisto V, pubblicato a Roma nel 1590. Eseguì, inoltre, l’innalzamento di altri tre obelischi antichi nell’odierna Piazza del Popolo (Obelisco Flaminio), Piazza Santa Maria Maggiore (Obelisco Esquilino) e Piazza San Giovanni in Laterano (Obelisco Lateranense). Ottenne dal papa il titolo di cavaliere dell’Ordine dello Speron d’oro.Alla morte di Sisto V, l’architetto, accusato di malversazioni, fu costretto a trasferirsi nel 1592 a Napoli dove fu al servizio dei viceré spagnoli, impegnati in grandi opere per la nuova e seconda capitale del Regno. Fece il progetto per il porto di Napoli e fu incaricato della progettazione del Palazzo Reale la cui costruzione fu avviata nel 1600. Morì a Napoli nel 1607 e fu sepolto nella chiesa di Sant’Anna dei Lombardi. A seguito del crollo della chiesa nel 1805, la salma fu traslata nel vestibolo della Chiesa di Monteoliveto dove l’Arciconfraternita dei Lombardi si trasferì.

Art Days - Napoli Campania

1 mese 4 settimane hence
La seconda edizione degli Art Days Napoli Campania si svolgerà dal 24 al 27 novembre 2022, in ogni capoluogo della più votata tra le regioni europee ai linguaggi del contemporaneo.L’Associazione promotrice, Attiva Cultural Projects, celebra anche il successo della prima edizione (16-19 dicembre 2021) a cui hanno preso parte 46 tra istituzioni, gallerie e spazi indipendenti per un totale di 51 eventi specificamente creati per gli Art Days tra Napoli, Benevento, Caserta, Salerno e relative province nonostante il difficile scenario internazionale e la legislazione d’emergenza ancora vigente in quel periodo. ‘Art Days – Napoli Campania è il primo grande evento diffuso dedicato all’arte contemporanea in tutta la regione: ha l’obiettivo di valorizzare le eccellenze artistiche del territorio innescando un dialogo tra gli attori del sistema, offrendo visibilità dal respiro nazionale e internazionale ad un territorio già tra i più sensibili per la produzione, la fruizione ed il collezionismo di arte contemporanea. La Campania si distingue già, anche a livello extra-europeo, per la caratura degli attori dell’art system che operano in regione ma resta l’unico territorio a non avere ancora appuntamenti dedicati che mettano a sistema tutti gli operatori ed artisti che il territorio stesso esprime invitando il pubblico ad esplorare un unico calendario concentrato di performance, mostre e progetti speciali, premi e conferenze. Per questo abbiamo sentito l’esigenza di progettare gli Art Days e non una fiera: per dare la possibilità a visitatori da tutto il mondo (ma anche dalle altre regioni italiane e da ogni zona della stessa Campania) di prenotare un weekend lungo con la possibilità di fruire anche di alloggi convenzionati e tour dedicati che raccontino il milieu regionale interagendo direttamente con gli attori che lo esprimono tutto l’anno nella loro struttura: un museo, una collezione privata, una galleria, uno spazio indipendente e molto altro. Con un programma completamente bilingue (Italiano/Inglese), i visitatori di ogni nazionalità potranno anche godere di un percorso speciale in ogni istituzione e galleria aderenti e, perché no, conoscere tutte le altre eccellenze e luoghi iconici del territorio campano oltre l’arte contemporanea grazie alla nostra campagna social che racconta luoghi, monumenti e storie ricche di emozione accompagnando i futuri visitatori fino ai giorni dell’evento’ affermano le fondatrici di Attiva, Martina Campese e Raffaella Ferraro (1991, Napoli/Vico Equense), l'associazione che, insieme a Letizia Mari (1994, Bergamo) ha ideato e cura il festival e che, per questa seconda edizione, si avvale anche del contributo di Valeria Bevilacqua (1989, Ferrara), program manager. Mostre, interventi site-specific, performance, talk, visite guidate e tour, attività didattiche, workshop (e per la prima volta un programma by-night dedicato) affolleranno la seconda edizione degli Art Days: importanti le partnership con i principali musei ed istituzioni nazionali e regionali. Il MANN (Museo Archeologico Nazionale di Napoli) nonostante la sua missione di valorizzazione  copra un periodo storico ben situato, si è distinto negli ultimi decenni per lo spazio dato a grandi mostre di artisti contemporanei affermati ed emergenti. L’utilizzo di tutti i linguaggi del contemporaneo, inclusi musica e gaming, è parte integrante dell’offerta annuale. Lo staff del museo ha aperto un dialogo con le curatrici degli Art Days con l’idea di progettare uno dei percorsi dedicati al capoluogo di regione, Napoli, che vede anche l’Accademia di Belle Arti tra i main partner grazie alla realizzazione di un progetto formativo dedicato realizzato con l’associazione riTROVO.Il Museo Madre ospiterà alcuni talk degli Art Days e offrirà un ingresso ridotto ai visitatori del circuito. Tra le altre istituzioni museali già confermate vi sono anche il Museo Filangieri (Napoli) mentre altre importanti realtà di rilievo internazionale stanno completando l’iter di adesione in queste ore. Tra le fondazioni di origine privata od i luoghi di cultura, si segnalano tra le altre che prenderanno parte con eventi dedicati o con aperture speciali, Casa Morra (Napoli), la Fondazione Morra Greco (Napoli), l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (Napoli) che ospiterà la conferenza stampa inaugurale della quattro giorni internazionale, la Fondazione Plart (Napoli). Diverse le gallerie e gli spazi indipendenti che hanno già confermato la loro adesione, nonostante la pausa estiva, con programmi dedicati: Aa29 (Caserta), Acappella (Napoli), Le 4 Pareti (Napoli), Spot Home Gallery (Napoli), SyArt Gallery (Sorrento), Swing Gallery (Benevento). Atelier Alifuoco (Napoli), Collettivo Zero | Viale delle Metamorfosi (Napoli), Fenice in Pigiama (Casalnuovo, NA), Gaudium Gallery (Napoli), Labinac, (Napoli), LaCasaforte S.B. (Napoli), Opificio Puca (Sant’Arpino, CE), puntozerovaleriaapicella (Napoli), SMMAVE, (Napoli), Spazio Amira (Nola, NA), Tramandars (Somma Vesuviana, NA), Underneath the arches (Naples). Tra le collezioni private che partecipano agli Art Days con programmi ed iniziative dedicati vi sono: Agovino, Frasca e Rossetta. Tra le residenze d’artista figura ExtrArtis - Relais La Rupe, Sorrento (NA). Due sono i premi che le curatrici e fondatrici di Art Days Napoli Campania presentano per la prima volta quest’anno: entrambi dedicati ad artisti emergenti residenti in Italia senza limite di età oltre a dare spazio qualificato per una residenza artistica (ed un premio di produzione in denaro per la realizzazione dell’opera) promuovono in sinergia due eccellenze territoriali: il vino ed il paesaggio agricolo campano, l’enorme patrimonio archeologico attualizzando un sito fortemente antropizzato. Wine Wise. Metodologie della trasformazione, è la prima open call volta alla promozione del legame tra arte contemporanea e aziende vitivinicole realizzata nella regione Campania e rivolta ad artisti emergenti. Il progetto si sviluppa in collaborazione con l’associazione The Emotional Experience (Cristina Varchetta, Natascia Sole, Rosa Puorro) all’interno di quattro aziende vitivinicole campane distribuite in altrettante province: Villa Matilde (CE), Villa Raiano (AV), Cantine Astroni (NA), Cantine Iannella (BN).  Il bando di partecipazione si chiude il 10 settembre, saranno quattro gli artisti vincitori selezionati dalle curatrici di Art Days coadiuvate da una giuria di eccezione: il collezionista Fabio Agovino, il team The Emotional Experience, la giornalista e critica d’arte Stella Cervasio (La Repubblica), un rappresentante per ciascuna delle cantine coinvolte. Le opere site specific realizzate durante il periodo di residenza saranno acquisite dalle cantine partecipanti e saranno presentate dagli artisti tra il 17 ed il 20 novembre attraverso l’organizzazione di tour speciali tra arte e degustazione che faranno da vera e propria vigilia ai giorni clou della manifestazione, 24-27 novembre. La trasformazione dell’uva in vino implica la collaborazione tra umani e non-umani favorendo tra loro relazioni chimiche, tecnologiche, estetiche e affettive. Una riflessione olistica sui processi di produzione del vino suggerisce un cambio di prospettiva in cui la collaborazione inter-specie apre nuove opportunità alla sostenibilità ambientale, alla sopravvivenza collaborativa, all’interazione estetica. WineWise - Metodologie della trasformazione è molto più di un premio d’arte contemporanea per emergenti. E’ un progetto di valorizzazione artistica e territoriale rivolto a tutti gli artisti, duo e collettivi interessati a esplorare il rapporto tra arte, territorio e produzione vinicola nella sua complessità. Flegreo per il contemporaneo - Art Residency, il secondo premio nel ricco parterre di Art Days, ha l’obiettivo di coinvolgere la comunità flegrea, chiamata a ridefinire - attraverso il lavoro svolto insieme all’artista - la propria relazione con il sito del Macellum - Tempio di Serapide, simbolo del centro storico della città di Pozzuoli. E' l’archeologia più antropizzata nel distretto culturale dei Campi Flegrei, inglobata ormai nel panorama urbanistico al punto da sottovalutare la sua importanza. Qual è il ruolo che l’artista ...

JAPAN. BODY_PERFORM_LIVE

1 mese 3 settimane hence
Il PAC prosegue la sua esplorazione delle culture internazionali sulle tracce della contemporaneità con una mostra che si propone di introdurci alle diverse espressioni dell’arte contemporanea giapponese degli anni duemila, concentrandosi in particolare sulle tendenze che coinvolgono i corpi degli artisti, sugli elementi della performance, e sulle dinamiche e i movimenti ad essa pertinenti. Analizzando criticamente le relazioni tra queste espressioni corporee e la società, l'ambiente e la materialità, nonché la tecnologia, gli artisti invitati racconteranno le loro visioni della vita e della morte, il senso di urgenza sulla politica di identità e come la politica sociale - lo spirito del nostro tempo - si sia rivelato attraverso le pratiche artistiche. Il progetto proverà a contestualizzare le attuali forme d’arte nella genealogia delle avanguardie giapponesi del dopoguerra, o nel recente passato, generando dialoghi multistrato tra le opere in mostra. Artisti Makoto Aida, Dumb Type, Finger Pointing Worker/Kota Takeuchi, Mari Katayama, Meiro Koizumi, Yuko Mohri, Saburo Muraoka, Yoko Ono, Lieko Shiga, Chiharu Shiota, Kishio Suga, Yui Usui, Ami Yamasaki, Chikako Yamashiro, Fuyuki Yamakawa.

PICASSO E GUERNICA. Genesi di un capolavoro. Contro tutte le guerre

1 mese 3 settimane hence
Dal 23 settembre al 31 dicembre del 1953 Guernica venne esposta nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano, insieme a più di trecento altre opere del maestro spagnolo, dando forma alla più grande retrospettiva di Picasso mai tenuta in Italia. Successivamente la mostra venne spostata a Roma, ma in formato ridotto e soprattutto senza Guernica, che da allora non fece mai più ingresso nel nostro Paese.La Sala delle Cariatidi, che al momento di accogliere il capolavoro picassiano presentava ancora i segni dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, amplificando così il significato dell’opera, ospitò in quell’occasione anche altre drammatiche composizioni di esplicita denuncia dei disastri della guerra quali il Massacro in Corea e Carnaio. Oggi Guernica non viaggia più, non lascia mai la Spagna né la sua sala al Museo Reina Sofía di Madrid. Non tornerà più a Parigi, dove è stata creata, commissionata dal governo repubblicano spagnolo per l’Esposizione Universale del 1937, non tornerà più al MoMA di New York dove ha passato buona parte del suo esilio prima di tornare in patria. E sicuramente non tornerà più in Italia.Settant’anni dopo la storica esposizione al Palazzo Reale di Milano, il MAN di Nuoro celebra il passaggio italiano di Guernica, simbolicamente e artisticamente fondamentale per una generazione di artisti, di critici d’arte e di cittadini italiani. L’omaggio nuorese si suddivide in due sezioni principali: l’eco di Guernica nella produzione artistica di Picasso e il racconto della genesi dell’opera attraverso la narrazione visiva di Dora Maar, fotografa e all’epoca compagna dell’artista spagnolo.La prima sezione trova il suo fulcro principale nello straordinario dittico di incisioni intitolato Sueño y mentira de Franco, vero e proprio contraltare grafico del grande dipinto. Picasso iniziò a incidere la prima lastra nel gennaio del 1937 ma abbandonò presto il lavoro. Nel mese di maggio, appena dopo il tragico bombardamento della cittadina basca, portò a termine entrambe le matrici proprio mentre stava eseguendo la monumentale tela, utilizzando gli stessi studi e le stesse idee. Non si tratta affatto, però, di una versione in formato ridotto del quadro, ma di un’invenzione originale, a sé stante, che prende le mosse dallo stesso pensiero e dallo stesso impeto creativo. Attorno a Sueño y mentira de Franco si raccoglierà una piccola ma significativa serie di incisioni, che afferiscono direttamente alla gestazione di Guernica o che, per essere stati realizzate nello stesso periodo, richiamano da vicino stile e temi del celebre dipinto.La seconda anima della mostra ruoterà attorno alla straordinaria testimonianza di Dora Maar, che documentò giorno per giorno, con le proprie fotografie, il lavoro di Picasso. Si tratta di una serie di scatti al contempo commoventi e fondamentali per la ricostruzione filologica della creazione di Guernica. Insieme alle fotografie, si esporrà la splendida incisione Portrait de Dora Maar au chignon eseguita da Picasso proprio nel 1936 a un anno da Guernica e che per certi versi riverbera lo stile sintetico di Guernica. Non mancheranno immagini scattate nel 1953 da Mario Perotti in occasione della rassegna milanese, nell'allestimento toccante della Sala delle Cariatidi segnata dai bombardamenti, situazione tragica che convinse Picasso a esporre il suo capolavoro in quel contesto così affine all'anima del dipinto. Catalogo Interlinea, italiano inglese, con testi di Michele Tavola, Gioxe De Micheli, Victoria Combalía, Jean-Louis Andral, bibliografia ragionata su Guernica a cura di Erica Rompani. 

Mecenati, collezionisti, filantropi. Dai Medici ai Rothschild

1 mese 3 settimane hence
Le Gallerie d’Italia di Milano ospiteranno, dal 18 novembre 2022 al 26 marzo 2023, la grande mostra “Mecenati, collezionisti, filantropi. Dai Medici ai Rothschild”, a cura di Fernando Mazzocca e Sebastian Schütze.Da Cosimo e Lorenzo de’ Medici a Edmond de Rothschild, molti dei maggiori mecenati e collezionisti di tutti i tempi sono stati dei grandi banchieri che hanno voluto consacrare la loro ascesa sociale gareggiando con l’aristocrazia e i sovrani nel proteggere e incoraggiare gli artisti, anche acquistando le loro opere. Per i grandi banchieri, mecenatismo artistico e collezionismo appaiono strumenti strategici di rappresentazione e di affermazione sociale, o meglio un esempio eloquente della sapiente trasformazione di capitale economico in capitale culturale e simbolico.A molte di queste figure sono stati dedicati studi importanti, ma esistono casi in attesa di nuove ricerche. La mostra potrà essere l’occasione per originali approfondimenti e per una riconsiderazione nei secoli di questo fenomeno attraverso l’analisi di personaggi che hanno segnato in modo incisivo la storia del collezionismo e del gusto. Attraverso i loro ritratti, le testimonianze della loro eccezionale vicenda biografica e soprattutto alcune opere d’arte esemplari delle loro raccolte, è possibile rievocare la loro figura e le scelte collezionistiche.La mostra intende ricordare infine la luminosa figura del banchiere “umanista” Raffaele Mattioli, protagonista della rinascita economia e culturale nell’Italia del difficile dopoguerra. Le sue prestigiose acquisizioni per la Banca Commerciale e il suo impegno nella grande editoria hanno costituito uno straordinario esempio, a cui il “Progetto Cultura” di Intesa Sanpaolo ha dato continuità e conferma.L’esposizione, attraversando un arco temporale che spazia dal Rinascimento al Novecento, presenta opere di autori quali Michelangelo, Caravaggio, Bronzino, Verrocchio, Antoon Van Dyck, Angelika Kauffmann, Hayez, Gherardo delle Notti (Gerrit van Honthorst), Valentin de Boulogne e Giorgio Morandi.Le oltre 120 opere esposte provengono dai più prestigiosi musei internazionali come la National Gallery di Londra, il Musée du Louvre di Parigi, la Albertina di Vienna e The Morgan Library & Museum di New York.La mostra è realizzata in partnership con l’Alte Nationalgalerie - Staatliche Museen zu Berlin e con i Musei del Bargello, e con la collaborazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la CIttà metropolitana di Milano. 

Adolfo Wildt. Disegni e sculture

1 mese 2 settimane hence
Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea presenta una collezione di opere (circa quaranta disegni tra studi preparatori di monumenti e pergamene con oro e alcune sculture in marmo e bronzo) distillati in lunghi anni di ricerca attraverso le generazioni. Alcuni sono infatti stati ereditati dai bisnonni Belforte di Ettore e Silvia Guastalla, che nel 1922 aprirono a Livorno Bottega d’Arte, una delle prime gallerie italiane, dove esposero ripetutamente opere di Wildt in collettive e in una personale del 1930. A corredo dei disegni rimasti da allora nella collezione di famiglia, Studio Guastalla presenta lettere autografe di Adolfo e del figlio Francesco, che gli faceva da segretario, indirizzate all’epoca a Gino Belforte, concernenti questioni estetiche ed economiche. Molte altre sono state raccolte nel corso degli anni, soprattutto attraverso un contatto diretto con gli eredi di Wildt, ed alcune provengono da privati e gallerie d’arte. Nonostante la coincidenza dell’inaugurazione di questa mostra, a cento anni dall’apertura di Bottega d’Arte, a celebrare un secolo di presenza della famiglia nel panorama dell’arte italiana, la mostra vuole essere una ricognizione contemporanea e non antiquaria dell’opera di un artista fedele a un ideale di arte come ricerca dell’idea e non del contenuto, della purezza e non della verosimiglianza, dell’astrazione e non del sentimento. Wildt ci parla in modo così urgente, cento anni dopo la realizzazione delle sue opere, perché la sua è un’arte mentale, astratta, e tremendamente tormentata. Mario Sironi, suo coetaneo che nella grande diversità lo amava e lo capiva, scrisse un bellissimo necrologio nel 1931, in occasione della morte dell’artista, su “Il Popolo d’Italia”, in cui colse il senso della sua “frenetica aspirazione verso quella stessa fatale, splendida, impassibile meraviglia” degli scultori barocchi. Raramente un maestro è riuscito a trasmettere agli allievi il nocciolo profondo della propria visione del mondo lasciandoli poi liberi di trovare il loro nucleo più autentico come ha fatto Wildt con Lucio Fontana e Fausto Melotti, suoi discepoli all’Accademia di Brera. Ma ogni volta che guardiamo il nostro disegno del Cristo Crocifisso non possiamo non pensare a un taglio di Fontana, con quel segno netto, diagonale, privo di esitazioni. E nel disegno Mi dolgon fanciullo, dedicato a Margherita Sarfatti e al suo dolore supremo, quello della morte di un figlio, intravediamo, in quella croce formata da due sottili linee che si intersecano, il modello delle aeree costruzioni di Melotti. L’arte di WIldt è senza tempo perché emblematica, mai accomodante, mai facile. E quella nitidezza di verità non può essere imitata, ma solo fatta propria e trasformata in qualcosa di altrettanto nitido e vero, da chi ne ha la capacità. Ognuno con la propria diversa strada per mostrare il dolore del mondo, nudo, senza veli, senza ipocrisie. Tra le opere, alcune importanti sculture come Fides, realizzata da Wildt in marmo nel 1906 su commissione del suo mecenate prussiano Franz Rose che lo sostiene per anni indirizzandolo nello stesso tempo verso uno sguardo nordico e mitteleuropeo. Il volto del giovane ha una corona di spine e gli occhi stupefatti rivolti verso l’alto di chi ha affidato la propria fede al cielo e si interroga sul mistero di quella Fiducia. La scultura fu realizzata immediatamente prima di quei tre anni di gravissima depressione che Wildt stesso definì “notte mentale” alla fine dei quali, dopo aver ossessivamente scolpito e ossessivamente distrutto, l’artista emerse nella sua maturità stilistica. A quella crisi seguì un periodo di “ritorno” alla classicità in parte testimoniata dal ritratto del piccolo Augusto Solari, del 1918, realizzato da Wildt nell’ambito della Mostra del Salvadenaio, promossa da Toscanini per stimolare i bambini italiani a raccogliere risparmi per gli orfani di guerra. I vincitori avrebbero ricevuto un ritratto da un famoso artista dell’epoca, e al bambino Augusto Solari toccò di essere ritratto in marmo da Wildt, che realizzò quattro esemplari della scultura. Questo in mostra (proveniente dagli eredi Wildt ed esposto nel 1930 a Bottega d’Arte su prestito dello stesso Wildt), impeccabile nello stato di conservazione, mostra da una parte l’addolcimento di quegli anni nello stile di WIldt rispetto alla drammaticità delle opere precedenti, il chiaro riferimento ai busti quattrocenteschi di Desiderio da Settignano, e nello stesso tempo i riferimenti al fitomorfismo liberty nelle volute dei capelli così come quella “finezza squisita fino alla tortura” notata da Margherita Sarfatti che conferisce al ritratto un tono distaccato, glaciale, da erma funebre. Tra i molti disegni, alcuni già pubblicati negli anni ’20 e ’30 sui Bollettini di Bottega d’Arte, i cataloghi mensili che la galleria di Livorno realizzava per far conoscere al pubblico la propria attività, anche un bozzetto per un monumento in cui il curatore, Mirko Agliardi, ha rinvenuto il progetto per una scultura funebre presente al Cimitero Monumentale di Milano, finora inedita, di cui i documenti di archivio certificano la paternità wildtiana.  Inaugurazione: giovedì 10 novembre ore 18    

Nella mente del lupo

1 mese 1 settimana hence
Come “ragiona” un giovane lupo? Quali sono i codici con cui la sua mente legge la realtà? Cosa prova quando viaggia tra boschi e crinali oppure mentre riposa nella tranquillità di una prateria all’alba? E ancora, quali strategie adotta per attraversare una strada, predare, esplorare un paese di notte o fuggire da un aggressivo cane da guardiania, posto alla protezione del bestiame? Il 4 novembre, al MUSE di Trento, inaugura l’esperienza immersiva “Nella mente del lupo”, una mostra composta da suggestioni visuali e sonore che permette di entrare nella mente di un lupo in dispersione e vivere la sua giornata di incontri e scontri, nuove scoperte e prove.  La mostra è realizzata all'interno del Progetto LIFE WolfAlps EU di cui il MUSE è partner e coordinatore della comunicazione e si muove nel segno della complessa e nuova coesistenza fra persone e lupi sulle Alpi. I messaggi di coesistenza, studio e prevenzione dei rischi sono alla base del progetto LIFE WolfAlps EU e saranno il cuore contenutistico della mostra, che li trasmette in modo inedito, invitando per la prima volta l’uomo a scambiarsi i ruoli con lupo. I visitatori e le visitatrici scopriranno così le mille sfide della coesistenza, vivendo sulla propria pelle l’incontro / scontro fra l’ancestrale esistenza selvatica e la presenza umana sulle Alpi (una delle aree montane più antropizzate d’Europa). Grazie alla tecnologia immersiva e a un approccio sensoriale ed empatico chi visita l’esposizione verrà quindi trasportato in un posto “speciale”, che ha le forme di luoghi naturali familiari all’uomo, vissuti però con le difficoltà, emozioni e necessità di un animale selvatico. Nel corso del 2023 “Nella mente del lupo” sarà ospitata anche in Lombardia e Piemonte in un tour alpino che intende portare l’esperienza nelle diverse aree d’intervento di progetto. Il progetto LIFE WolfAlps EU LIFE WolfAlps EU è un progetto europeo che riunisce 20 partner in Italia, Slovenia, Francia e Austria. Il suo scopo è migliorare la coesistenza tra il lupo e le persone che vivono e lavorano sulle Alpi e nelle nuove aree di presenza a bassa quota, costruendo e realizzando soluzioni condivise con i portatori di interesse in modo coordinato nelle Alpi.

Arthur Jafa

1 mese 1 settimana hence
OGR Torino annuncia la nuova mostra di Arthur Jafa, la prima personale dedicata all’artista, regista e direttore della fotografia statunitense da un’istituzione italiana, in programma dal 4 novembre 2022 al 15 gennaio 2023.   Commissionato e prodotto da OGR Torino in collaborazione con la Serpentine di Londra, curato da Claude Adjil e Judith Waldmann con Hans Ulrich Obrist, il progetto nasce da un’idea di Amira Gad ed è concepito dall’artista per gli spazi del Binario 1 come un’unica grande installazione.In mostra alcuni dei lavori più recenti dell’artista, mai esposti prima in Italia.   Arthur Jafa, tra gli artisti internazionali più significativi della sua generazione, Leone d'oro come miglior artista alla 58ª Biennale di Venezia nel 2019, ha costruito nel corso della sua carriera un corpus di opere che sfida ogni categorizzazione nella sua ricerca sulla Blackness: con il suo lavoro, potente e lirico, combina in modo destabilizzante immagini e storie provenienti da diversi contesti. Una domanda ricorrente guida la sua pratica artistica: come possono i media, gli oggetti, le immagini statiche e quelle in movimento trasmettere la potenza, la bellezza e l’alienazione proprie della Black music nella cultura statunitense?   L'inaugurazione e la mostra saranno accompagnate da un calendario di eventi per approfondire la pratica di Arthur Jafa, con particolare attenzione alla sua relazione con la musica e la contaminazione tra differenti discipline e media. Arthur Jafa (nato nel 1960 a Tupelo, Mississippi) I film di Jafa sono stati acclamati ai Festival di Los Angeles, New York e Black Star Film e il suo lavoro è incluso in celebri collezioni di tutto il mondo, tra cui il Metropolitan Museum of Art, il Museum of Modern Art, la Tate, il San Francisco Museum of Modern Art, lo Studio Museum di Harlem, l'High Museum di Atlanta, il Dallas Museum of Art, il Museum of Contemporary Art di Chicago, lo Stedelijk, la Luma Foundation, il Perez Art Museum di Miami, il Los Angeles Museum of Contemporary Art, l'Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, e lo Smithsonian American Art Museum, tra gli altri. Jafa ha all'attivo mostre personali recenti e prossime al Pérez Art Museum Miami; al Berkeley Art Museum e al Pacific Film Archives; alla Galerie Rudolfinum, Praga; al Moderna Museet, Stoccolma; al Louisiana Museum of Art, Danimarca e al LUMA Arles, Francia. Nel 2019 ha ricevuto il Leone d’Oro come miglior artista alla 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia intitolata May You Live in Interesting Times.  OPENING: venerdì 4 novembre, ore 18 – 24

De Pisis. Il silenzio delle cose

1 mese hence
Non c’è affatto vento. L’aria stessa vibra. Le sfumature tranquille di queste conchigliesulla spiaggia sono dolci come le armonie delle sfere platonicheFilippo de PisisFino al 26 giugno 2022, nella Sala dei Comuni del Castello Estense di Ferrara, sarà possibile visitare la mostraDe Pisis. Il silenzio delle cose, a cura di Vasilij Gusella, che racconta uno dei filoni più noti della produzione dell’artista: la natura morta marina. È l’occasione per ammirare parte del patrimonio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Massari, rimasto celato in seguito al terremoto del 2012. Il tema della mostra nasce dalla dialettica fra l’infinitamente piccolo (una conchiglia, degli ortaggi abbandonati sulla sabbia, un beccaccino) e l’infinitamente grande (il mare sullo sfondo e il cielo appena segnato da qualche nuvola). Al centro dell'esposizione c’è il dipinto di Filippo de Pisis, Natura morta marina con peperoni, una melanzana e una conchiglia. La tavola, acquisita lo scorso anno dal Ministero della Cultura su proposta dell’Ufficio Esportazione di Venezia per le Gallerie dell’Accademia, è stata concessa in deposito al museo ferrarese, che conta complessivamente oltre 250 tra dipinti, disegni e litografie. Il Servizio Musei d’Arte e la Fondazione Ferrara Arte propongono una mostra dossier che presenta al pubblico questa nuova tavola, in dialogo con una selezione di olii e litografie di De Pisis appartenenti ai musei civici ferraresi.Eseguita nel 1946 durante un soggiorno di De Pisis a Venezia, Natura morta marina con peperoni, una melanzana e una conchiglia è una delle sue più intense e liriche nature morte marine e documenta il personalissimo stile pittorico maturo, caratterizzato da una scrittura fatta di tocchi rapidi di pennello, ariosa, delicata, rarefatta. Il cielo e il mare sono due strisce lontane, mentre sulla spiaggia deserta, in un’atmosfera sospesa e immobile, si vedono gli ortaggi e una solitaria conchiglia dalle tenere tonalità rosacee e dai riflessi madreperlati. Completano il percorso le opere Natura morta con il martin pescatore (1925), Cipolle di Socrate e delle nature morte marine, realizzate tra il 1927 e il 1932, in cui il poeta-pittore riconsidera il personale rapporto con la metafisica di De Chirico, conosciuto a Ferrara nel 1915, e sette litografie eseguite da De Pisis tra il 1945-46 a corredo di alcune sue poesie. La mostra doveva concludersi il 2 giugno 2022, rimarrà visitabile fino al 26 giugno per arricchire la proposta museale e artistica ferrarese. Al Castello proseguono inoltre le rassegneIl sogno di Ferrara. Adelchi Riccardo Mantovani (fino al 9 ottobre 2022) e, nel cortile, Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori. Umanità di Sara Bolzani e Nicola Zamboni a cura di Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale (fino al 21 agosto 2022).

The Golden Age Of Rally

1 mese hence
L’epoca d’oro del rally arriva nelle sale del Museo Nazionale dell’Automobile in un’esposizione inedita nel panorama internazionale. Fra le più importanti collezioni al mondo, “The Golden Age Of Rally” è un viaggio nella storia di questa disciplina sportiva attraverso gli iconici esemplari della Fondazione Gino Macaluso, che sarà possibile scoprire dal 27 ottobre 2022 al 2 maggio 2023 a Torino.   Le vetture in mostra saranno quelle che, tra gli anni Sessanta e Novanta del secolo scorso, hanno vinto le più importanti gare del campionato, da Montecarlo al Rally Safari, dal Mille Laghi in Finlandia a Sanremo. Esemplari iconici, come Lancia rally 037 evo2 e Audi Quattro, protagonisti di sfide ormai diventate leggenda, che raccontano le imprese di piloti e squadre corse, l’evoluzione tecnologica e l’enorme successo di pubblico che hanno accompagnato questo sport nel corso dei decenni. L’esposizione si configurerà come un percorso esperienziale che, attraverso speciali video e scenari, porterà il visitatore ad immergersi nel mondo del rally: un salto indietro nel tempo, in un’epoca dominata dalla meccanica, dalla velocità, in una sfida ai limiti che ha visto protagonisti auto e piloti leggendari. Nomi come Biasion, Mäkinen, Kankkunen, Mouton, Pinto, Saintz, delle cui gesta si potrà leggere in una speciale hall of fame allestita in occasione di questa mostra che, con i suoi diversi focus, punta a attrarre e coinvolgere pubblici diversi, offrendo anche nuovi punti di vista a chi questo sport già lo ama.   I modelli provengono dalla collezione di Gino Macaluso, nella cui memoria è stata costituita l’omonima Fondazione per volontà della moglie e della famiglia, con lo scopo di valorizzare l’automobile come oggetto di culto, capace di coniugare innovazione tecnologica e cultura umanistica, tradizione artigianale e bellezza del design d’avanguardia. La collezione è tra le più importanti al mondo ed unica nel suo genere per il palmares delle vetture, il prestigio e l’originalità dei suoi modelli: automobili storiche che hanno fatto la storia del design automobilistico e del motorsport, diventando un punto di riferimento per studiosi, collezionisti e appassionati.  

Pasolini Pittore

1 mese hence
Pasolini Pittore è un progetto espositivo esclusivo completamente inedito nel suo genere, ideato per i cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini (1922-2022), che intende riportare l’attenzione su un aspetto artistico rilevante, spesso trascurato dalla critica, nel contesto creativo complessivo dello scrittore e regista, a oltre quaranta anni dall’ultima antologica completa su Pasolini pittore, del 1978 tenutasi a Palazzo Braschi. Il progetto, curato da Silvana Cirillo, Claudio Crescentini e Federica Pirani per la Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 27 ottobre 2022 al 16 aprile 2023, è promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, “Sapienza” Università di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Lettere e Culture moderne, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze, Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (PN) e Fondazione Cineteca di Bologna, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Oltre 150 opere, provenienti per la maggior parte dal Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze, depositario della più importante raccolta di opere dello scrittore e regista, ma anche dalla Fondazione Cineteca di Bologna, dal Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa, dall’Archivio Giuseppe Zigaina, oltre che da collezionisti privati. La mostra parte dagli inizi pittorici di Pasolini che vanno di pari passo con le prime prove poetiche in friulano. Dipinti e disegni che ne ricostruiscono l’iter artistico, anche grazie alla presenza di un fondamentale nucleo di opere dei primi anni Quaranta, realizzato a Casarsa della Delizia (PN), da dove arriveranno in mostra grazie alla collaborazione con il locale Centro Studi Pier Paolo Pasolini. Ritratti, nature morte e paesaggi dal sapore fortemente intimista e familiare fino alla serie di giovani ragazzi ritratti seduti, sdraiati o con fiori che, da altro punto di vista, documentano l’eccezionale sperimentazione artistica del giovane Pasolini. Un’importante sezione sarà dedicata all’autoritratto e al ritratto, generi pittorici molto amati da Pasolini, in modo particolare il secondo con, in esposizione, i ritratti familiari ma anche quelli amicali (Ninetto Davoli, Laura Betti, Franco Citti, Maria Callas, Ezra Pound, Andrea Zanzotto, ecc.). Un focus speciale è dedicato all’ambiente creativo bolognese d’inizio anni Quaranta e nello specifico sui disegni di Pasolini e Fabio Mauri, realizzati in questo periodo di cui alcuni per la prima volta in mostra grazie alla collaborazione con l’Archivio Fabio Mauri. A riprova della determinazione di un’amicizia, che è anche scambio continuo di idee, e della crescente passione di Pasolini per la storia dell’arte. Un forte interesse, nato sempre a Bologna intorno alla figura cardine di Roberto Longhi, al quale lo scrittore chiede la tesi di laurea incentrata sulla pittura italiana del Novecento, da Carlo Carrà a Giorgio Morandi e Filippo de Pisis, artisti da lui stesso molto amati, presenti in mostra grazie alle opere facenti parte delle collezioni d’arte contemporanea di Roma Capitale (Galleria d’Arte Moderna, Museo Carlo Bilotti Aranciera Villa Borghese, Casa Museo Alberto Moravia, MACRO).  

A Timeless Wonder. Painting on Stone in Rome in the Seventeenth Century

1 mese hence
Desperate for the loss of many paintings during the Sack of Rome in 1527, the painter Sebastiano del Piombo began to paint on supports other than canvas, more resistant to dangers and time, and therefore capable of extending the life of the work. To the Venetian painter and this terrible event can be attributed the invention of painting on stone, to which the Galleria Borghese is dedicating the exhibition A Timeless Wonder. Painting on Stone in Rome in the Seventeenth Century, curated by Francesca Cappelletti and Patrizia Cavazzini from 25 October 2022 to 29 January 2023.   The exhibition, designed to draw the public's attention to this production of singular objects, is part of a research project that began in 2021 with an in-depth study of the themes of Nature and Landscape within the Gallery's collection. It is the collection itself, assembled by Scipione Borghese in the first three decades of the 17th century, that presents examples of stone paintings of considerable interest, while the context, the diversity of materials used in the works and their harmony with historical collections of plants, animals and other natural curiosities that no longer exist, helps to define the sense of wonder and amazement that has characterised it for centuries.   With over 60 works from Italian and international museums and important private collections, A Timeless Wonder. Painting on Stone in Rome in the Seventeenth Century recounts not only the ambition for eternity of works of art, but also the critical debate of an era sensitive to the competition between painting and sculpture, as well as primordial materials, extracted from mines, their adventurous journey to the artists' workshops and their place in collections, which became new venues for these debates, in palaces and villas increasingly rich in furnishings, magnets for the production of luxury goods. The itinerary, divided into eight sections, begins with THE PAINTED STONE AND ITS INVENTOR, a necessary 16th century premise that demonstrates how the use of metals and marbles as a support for painting, made it not only capable of conquering time, like sculpture, but also to make the memory of a figure long-lasting: this is revealed by works such as the Portrait of Filippo Strozzi (c. 1550) by Francesco Salviati, on African marble; the portrait of Cosimo de Medici (c. 1560) attributed to Bronzino, on red porphyry; or the Portrait of Pope Clement VII with a Beard (c. 1531) by Sebastiano del Piombo. Starting from the first decades of the 17th century, depending on the geographical contexts, the choice of materials oscillates between the need to guarantee the conservation of the works and the interest in the capacity of these materials to evoke the subject itself, to confront the Antique and the other arts, contributing to the construction of the meaning of the image.   In the section A DEVOTION ETERNAL AS MARBLE, next to talisman-like works, which were occasionally attributed a magical power of protection against physical and spiritual evils, and dedicated to incorruptible images of devotion - often part of the furnishings of the cardinals' bedrooms, such as the Adoration of the Magi (1600 - 1620) on alabaster by Antonio Tempesta or the Madonna and Child with St. Francis (c. 1605) painted on copper by Antonio Carracci - we find paintings on alabaster, slate and marble by Carlo Saraceni, Orazio Gentileschi, Il Caverer Arpino and many others.   Next to these, a small section devoted to VENUS AND HER HEROINES brings together three female images by the Tuscan painter Leonardo Grazia dedicated to Hebe, Lucretia and Cleopatra, created in the first half of the 16th century, two of them on slate; while the ANCIENT AND ALLEGORY section includes works on marble, slate and touchstone, all dedicated to themes from poetry such as Cavalier d'Arpino's Andromeda and Vincenzo Mannozzi's Inferno with mythological episodes. Shiny and gleaming, the backgrounds of the paintings reflect like mirrors the image of the viewer who, while observing it, becomes part of the work. A NIGHT AS BLACK AS STONE includes the paintings on dark stones (touchstone, slate or Belgian marble) that utilise the blackness of the support to set nocturnal scenes and to bring out the golden finish; while in the sections PAINTING WITH STONE/LANDSCAPE AND ARCHITECTURES and PRESCIOUS AND COLOURED STONES, the surprising backdrops offered by the paesina stone and the preciousness of supports such as lapis lazuli, used for the sea and sky, are enhanced by the artist's intervention: again, the colour and veining of the stones contribute to the composition of the work and to suggest meanings. The works are often by artists with Florentine training, who experiment with the stone support not only in terms of the eternity of painting, but to highlight the decorative possibilities of the material. It is in this context that Antonio Tempesta stands out, a singular figure linking Florence and the Nordic world. A painter and engraver of great fortune during the pontificate of Paul V, Tempesta is a master in transforming with just a few skilful touches of the brush, the stone in buildings, landscapes and seascapes. The discussion on the durability of works of art had become part of the debate on the comparison between sculpture and painting, but in the course of the 17th century the interplay between sister arts intensified: sculptors used coloured marble and painters painted on stone, while metals and precious woods concurred in the creation of extraordinary objects, such as small altars, cabinets and clocks, with complex architectural forms and adorned with small sculptures, reliefs and paintings.   To these objects, in which different types of marble and semi-precious stones are used to generate tension with the very purpose of the object, as in the case of the watch that confronts the elusive flow of Time, and more often because of their value and astonishing craftsmanship, a section of the exhibition is devoted to the presence of coloured stones in Roman aristocratic collections. This spectacular prologue also includes objects that are already part of the Borghese collection, such as the Table made of semiprecious stones from the Roman area in Room XIV or the Tabernacle in the Chapel with an astonishing semiprecious stone frame.   Enriching the itinerary are the statues with polychrome inserts from the Gallery, which generate a necessary comparison with ancient coloured marbles, a subject that was certainly not foreign to the conception of the arts and the display of the collection of the cardinal and his court, and which the exhibition A Timeless Wonder aims to make understood in its unity. A visual unity rich in variations and nuances.

Meraviglia senza tempo. Pittura su pietra a Roma nel Seicento

1 mese hence
In autunno la Galleria Borghese dedica una mostra alla pittura su pietra, ai suoi sviluppi e alle sue implicazioni storiche e semantiche nel corso del Seicento, con il progetto scientifico a cura di Francesca Cappelletti e Patrizia Cavazzini, all’interno di un percorso di ricerca cominciato nel 2021 con un approfondimento delle ricerche su natura e paesaggio all’interno della collezione.Fra le conseguenze del Sacco di Roma va annoverata anche l’invenzione da parte di Sebastiano del Piombo della pittura su pietra. Disperato per la perdita di molti dipinti durante il lungo assedio della città da parte dei Lanzichenecchi, il pittore di origini veneziane, nella cerchia di Agostino Chigi a Roma fin dal primo decennio del secolo, avrebbe intrapreso infatti con decisione, sull’onda del dramma, la pratica del dipingere su supporti diversi dalla tela e più resistenti ai pericoli e al tempo.La declinazione della pittura su pietra all’interno del museo, che contiene ancora in grandissima parte le opere raccolte da Scipione Borghese nei primi tre decenni del Seicento e la loro collocazione iniziale, porge notevoli elementi di interesse.Il cambiamento di contesto, rispetto all’ “invenzione” di Sebastiano del Piombo e alla pittura fiorentina di secondo Cinquecento, sarà in grado infatti di suscitare vertigine e riflessione nel pubblico, così come alla metà del Seicento l’impatto della collezione suscitò meraviglia e stupore.Una componente di questo stordimento era senz’altro rappresentata dalla diversità dei materiali impiegati nelle opere d’arte e nella loro vicinanza allo spazio naturale dei giardini e del parco, che circondavano la Villa. La relazione fra arte e natura era portata anche all’interno delle stanze, con l’esibizione di sculture, dipinti, oggetti e opere che si ponevano in una situazione intermedia, quasi di metamorfosi, fra le varie arti. Grazie all’uso di marmi e di metalli i quadri potevano competere con le sculture nella loro capacità di vincere il tempo o rinforzare, per esempio, l’idea che il ritratto, eseguito per rendere durevole la memoria di un personaggio, potesse davvero essere trasferito grazie alla magia dell’arte in un mondo lontano dalla caducità delle forme.A Roma queste istanze, alla base del successo della pittura su pietra nel Cinquecento, vengono ulteriormente rinvigorite dall’osservazione dell’antico: marmi colorati e rarissimi esempi di pittura su pietra romana integreranno e renderanno ancor più spettacolare il percorso.

Béance. Materia e immagine del desiderio

3 settimane 6 giorni hence
Dal 22 ottobre 2022 all’8 gennaio 2023, l’Arsenale di Iseo (BS) ospita la mostra Béance. Materia e immagine del desiderio.L’esposizione, curata da Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, col patrocinio del Comune d’Iseo, presenta le opere di quattro artisti italiani contemporanei, Alberto Gianfreda (Desio, 1981), Valentina Palazzari (Terni, 1975), Francesca Pasquali (Bologna, 1980) e Laura Renna (San Pietro in Vernotico, 1971), la cui ricerca è accomunata dal frequente riutilizzo di materiali industriali, tessili e ceramici in un’ottica di recupero e trasformazione della loro storia e della cultura che custodiscono. “Non si tratta di una mostra terapeutica - affermano le curatrici - ma di un percorso affascinante ed emozionante nel segreto dei propri desideri, attraverso la visione di installazioni e opere cariche di potenzialità materica e iconica. Una mostra che consegna, a maggior ragione oggi, la speranza di ritrovare un momento di pacificazione e di ricongiungimento con il proprio vissuto, con il proprio bisogno di amare ed essere riconosciuti.” Nei loro lavori i quattro autori utilizzano frammenti di vasi provenienti da diverse aree geografiche, oggetti d’uso quotidiano quali ragnatori e setole industriali di PVC, contenitori di vetro e filati intrecciati. In particolare, Alberto Gianfreda impiega frammenti ceramici di contenitori e oggetti destinati ad altro uso, per realizzare arazzi materici di spiccata intensità e crea sculture formate da vasi spezzati e poi riassemblati su maglie metalliche. Valentina Palazzari utilizza barattoli di vetro trasparente per giocare con l’alchimia dell’acqua e del rame, affidando a tessuti resistenti il compito di tener traccia del mutamento dei due elementi. Allestite tra lo spazio interno dell’Arsenale e i suoi ambienti esterni, le opere di Palazzari sono contenitori di una memoria artigianale che si collega ai gesti quotidiani e al contempo trova in essi una potenzialità plasmatrice della memoria, ovvero il valore immateriale della storia dei popoli e delle loro culture. Francesca Pasquali accoglie i visitatori all’ingresso dell’Arsenale con una installazione dai toni vivaci, formata da una miriade di semplici ragnatori, le spazzole togli ragnatele, che diventano varco e accesso alla mostra e, metaforicamente, a quel patrimonio di ricordi che l’opera d’arte attiva nel visitatore. All’interno dello spazio, invece, creazioni formate da lunghe setole in PVC evocano i filamenti della storia e invitano, ancora, a una visione empirica e tattile. Laura Renna lavora con i materiali tessili a comporre grandi arazzi che riempiono gli spazi dell’Arsenale con forme evocative che rimandano a una sapienza manuale antica. Il titolo della mostra, Béance, richiama il tentativo del filosofo francese Jacques Lacan (Parigi 1901-1981) di interpretare e mettere a fuoco la dialettica del desiderio, ovvero la modalità con la quale ogni essere umano cerca, nell’età adulta, di reintegrare l’unità perduta con la madre, conseguente alla fuoriuscita dal corpo materno, colmando il “vuoto” (béance) che ne è scaturito attraverso l’individuazione di oggetti del desiderio che lo riconducono a quell’origine affettiva.Allo stesso modo, le opere dei quattro artisti agiscono sullo spettatore come stimolo per un processo cognitivo profondo, risvegliando nel loro inconscio immagini e parole, forme e possibili metafore di un’unità perduta.Alberto Gianfreda (Desio, MB, 1981)Nel 2003 si diploma in scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si specializza nel 2005 in Arti e Antropologia del Sacro, per completare la formazione al TAM sotto la direzione di Nunzio Di Stefano. Dal 2005 collabora con l’Accademia di Belle arti di Brera di Milano presso la quale è attualmente docente di Tecniche per la scultura. Nella sua attività espositiva vanno segnalate mostre collettive e personali in luoghi significativi come nel 2008 presso la Manica del Castello di Rivoli per Real Presence a cura di Biljana Tomic e Dobrila De Negri e con il medesimo programma ha partecipato agli eventi collaterali della Biennale di Instanbul nel 2011. A Londra espone il proprio lavoro nella Estorick Collection nel 2018 e nelle sedi italiane presso il Museo Canova di Possagno nel 2014. Nel 2018 è invitato a partecipare alla Biennale di Shenzhen (Cina) e nel 2021 alla Biennale di Jingdezhen. Sono inoltre presenti opere pubbliche permanenti in sedi prestigiose come Tavola di condivisione a Palazzo Lombardia, Milano ed è autore dell’unico intervento contemporaneo permanente di adeguamento di chiese storiche in Venezia presso la chiesa dei Tolentini. Nel 2014 fonda assieme ad un gruppo di altri artisti e la curatrice Ilaria Bignotti e Giuseppina Panza di Biumo il movimento Resilienza italiana. Ha inoltre dedicato molta attenzione alle problematiche della didattica dell’arte curando nel 2020 il testo MI VIDA experiment che contiene tra i contributi l’intervento di Laura Cherubini e Biljana Tomic. Dal 2018 ha ideato e coordinando il progetto di ricerca sperimentale Leggere il territorio con l’arte in collaborazione con il MAC di Lissone per definire una metodologia utile a inserire l’arte nei processi di pianificazione urbana. Valentina Palazzari (Terni, 1975)Valentina Palazzari vive e lavora a Roma. La sua ricerca approfondisce i concetti di memoria, spazio e tempo per rivelare una realtà transitoria e in continuo mutamento, muovendosi liberamente tra i linguaggi della scultura, della pittura, dell’installazione e del video. L’artista realizza grandi installazioni concepite per specifici contesti con i quali stabilisce un efficace approccio dialogico a partire da un’indagine sulle proprietà fisiche e le qualità estetiche dei diversi materiali utilizzati (reti elettro-saldate, plastiche da cantiere, cavi elettrici e materiali organici), focalizzandosi sui processi naturali di ossidazione, di decomposizione e di trasformazione in relazione agli agenti esterni e al trascorrere del tempo. Tra i suoi progetti e le sue mostre: Chiamtissimo. Il Paesaggio culturale, Semifonte, Barberino Tavernelle (2022); Arteporto, Porti Imperiali di Claudio e Traiano, Roma (2021); Arte jeans, Museo del Metelino, Genova (2021); BLOKS, Real Albergo delle Povere, Palermo (2021); Klepsydra, Castello Aragonese di Ischia (2021); Mirandola, galleria a cielo aperto, Mirandola, (2020); Ruggini, galleria Il Frantoio, Capalbio (2020); Vedere lontano 1, Fondazione Luca e Katia Tomassini, Orvieto (2020); Poeta, per l’Associazione Casa Fornovecchino, Torre Alfina (2020); Racconto, in 8 episodi, canale YouTube Valentina Palazzari - Racconto (2020); #percezioni 2, Fondazione Volume!, Roma (2019); Si sta come d’autunno, SMMAVE Centro per l’Arte contemporanea, Chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini, Napoli (2019); Affuoco, Chiostro di San Francesco, Acquapendente, (2019); OPUS, M.A.r.S., Milano (2018); Passaggi di Stato, Reggia di Caserta (2018); Made in Forte, Forte dei Marmi (2017); Pirouette, Chiesa di Santa Rita in Campitelli, Roma (2017); A, MLZ Artdep gallery, Trieste (2016); Il muro dei muri, Todi Festival, Piazza del Popolo, Todi (2015). Sue opere pubbliche si trovano a Follonica (Gr), presso il Museo Magma e a Frasso Telesino (BN). Nel 2017 realizza un lavoro permanente per il foyer del teatro off-off, in Via giulia a Roma. I suoi video Castore e Polluce, 2019 e Selfportarait, nero di china, 2020 sono stati selezionati dal Miami New Media Festival per il DORCAM Museum, Miami (Florida). Nel 2020 una sua grande opera su plastica entra a far parte della collezione del contemporaneo della Reggia di Caserta. Francesca Pasquali (Bologna, 1980)Francesca Pasquali si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bologna. La sua ricerca si sviluppa a partire dall’osservazione delle forme naturali, delle quali l’artista coglie le trame strutturali e le traduce in complesse ed elaborate opere e installazioni, utilizzando spesso materiali di riuso, plastici e industriali. Nel dicembre 2015 è stato costituito il Francesca Pasquali Archive, coordinato da Ilaria Bignotti quale direttore scientifico, con lo scopo di archiviare, conservare, tutelare e promuovere la sua produzione artistica attraverso progetti in corso e in futuro da sviluppare con Enti pubblici e privati, e per diffonderne il linguaggio con innovativi sistemi di comunicazione. La sua ricerca ha conseguito svariati riconoscimenti, tra i quali: nel 2020 Call Lefranc-Bourgeois, Roma (menzione speciale); nel 2019: Premio Fondazione VAF (selezionata); Villa La Saracena, Roma (primo premio); nel 2015 Premio Cairo (Finalista); nel 2014 Premio Fondazione Henraux (secondo premio). Tra le mostre personali recenti: nel 2022: DetoxCirculArt, Accademia Costume & Moda, Milano; nel 2021: Labirinto, installazione monumentale site-specific, CUBO-Museo d’Impresa del Gruppo Unipol, Bologna; Tréssa, Accademia Ligustica di Belle Arti e Metelino, Genova, nel contesto della manifestazione ...

Una bizzarra bellezza. Emilio Mantelli, opera grafica

3 settimane 6 giorni hence
La mostra Una bizzarra bellezza. Emilio Mantelli, opera grafica, prodotta dal Museo Civico di Crema e del Cremasco, ospitata nelle Sale Agello dal 22 ottobre al 11 dicembre 2022, a cura di Edoardo Fontana, intende portare alla conoscenza di un ampio pubblico lo xilografo Emilio Mantelli (1884-1918) inserendolo nel contesto del ricco panorama artistico dell’incisione italiana ed europea dei primi anni del Novecento, del quale fu figura di spicco e certamente artista tra i più significativi.Dopo le ricerche, inconcluse a causa della sua scomparsa, dalla storica dell’arte Paola Paccagnini e a seguito delle nuove indagini e di numerose verifiche effettuate sui documenti originali, si vuole finalmente elaborare una organica catalogazione delle incisioni dell’artista e una analisi della sua personalità, in grado di superare alcuni luoghi comuni in merito alla sua piuttosto oscura biografia e carriera artistica che tenga anche conto del suo contributo teorico allo sviluppo della disciplina in Italia e in Europa.La mostra vanta numerosi prestiti provenienti da collezioni pubbliche, come il Gabinetto di Disegni e Stampe di Palazzo Rosso di Genova, la cui collaborazione ha permesso l’esposizione di alcune xilografie mai o raramente presentate al grande pubblico. Spiccano tra queste il Cartellone della Prima mostra internazionale di xilografia di Levanto, realizzato nel 1912 e restaurato per l’occasione con il contributo del Museo Civico di Crema, e gli straordinari ritratti a colori, Le civette – immagine guida della mostra −, Profilo di donna con limoni, Noemi, Ritratto di donna con collana di perle, tutti insieme per la prima volta qui riuniti, capaci, da soli, di scompaginare qualunque giudizio superficiale sull’artista.Introducono la mostra un gruppo di dipinti e pastelli giovanili provenienti dalle collezioni civiche della Galleria d’Arte Moderna di Genova Nervi, della Palazzina delle Arti “L. R. Rosaia” della Spezia e della Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni di Novara.Oltre alle maggiori xilografie di Mantelli, tra cui La rissa, I mercanti, Le filatrici, Balia bretone, Autoritratto, Vittoria Alata, e la serie di opere dedicate al Fronte della Guerra Mondiale, saranno esposti i volumi da lui illustrati (fondamentale il contributo delle biblioteche di Cremona, Forlì e Livorno) e le riviste: si impone per quantità e ricchezza di contributi «L’Eroica», dove le sue incisioni sono state pubblicate, stampate dalle matrici originali. «L’Eroica», nel periodo precedente la Prima Guerra Mondiale, fu un vero laboratorio di xilografia, raccogliendo tra le sue pagine i maggiori artisti italiani e stranieri che a essa si dedicarono. Mantelli, nel corso di pochi anni, intervenne nella redazione del periodico, condizionandone ampiamente le scelte, fino a portare il primitivo impianto liberty e neo-michelangiolesco, inizialmente imposto da Adolfo De Carolis con la sua Scuola, verso un moderato modernismo.Attingendo a importanti collezioni private − cruciale il prestito proveniente dalla Collezione Conforto Pagano di Milano che annovera nel suo catalogo alcuni dei pochi disegni conosciuti di Mantelli− è stato possibile ottenere inedite prove di stampa annotate dallo stesso artista e di incisori suoi contemporanei: per inquadrare la figura di Mantelli una parte della mostra è, infatti, dedicata a una panoramica sulla xilografia italiana del Novecento e sull’incisione secessionista ed espressionista europea, con particolare attenzione a quegli artisti che lo hanno in qualche modo influenzato e nel cui contesto culturale la figura di Mantelli si è inserita. Una sezione della mostra mette a confronto alcuni lavori di incisori italiani come Adolfo De Carolis, Francesco Nonni, Gino Barbieri, Lorenzo Viani, Gino Carlo Sensani, Arturo Martini, Moses Levy e lo inserisce nel più ampio panorama europeo con opere degli espressionisti tedeschi, tra cui spiccano Karl Smith Rottluff, Max Beckmann, Max Pechstein, Ernst Ludwig Kirchner – la cui presenza è arricchita da un importante prestito proveniente dalla Collezione Luciana Tabarroni della Pinacoteca Nazionale di Bologna −, incisori legati alla Secessione di Vienna oppure di ambito fiammingo come Frans Masereel e Edgard Tytgat. Sarà possibile così confrontare la Bimba che salta la corda di Mantelli con l’iconica Fränzi (Nudo di fanciulla in piedi) di Eric Heckel (Collezione Luciana Tabarroni) o invece i suoi ritratti con i lavori di Egon Schiele (in mostra la cartella per le riproduzioni dei disegni dell’artista austriaco, Zeichnungen, pubblicata a Vienna nel 1917) e il numero di «Ver Sacrum» contenente Ein Decorativer Fleek in “Roth und Grun” di Koloman Moser.Un clima di forte dinamismo e contaminazione caratterizza l’arte occidentale tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. In questo contesto a pieno titolo si inserisce la figura di Mantelli. Il suo è essenzialmente un espressionismo mediterraneo che sostituisce la forzata deformazione dei corpi della Brücke, con una rilettura della pittura toscana delle origini, dell’ingenuo primitivismo medioevale e della scuola macchiaiola, in mostra anche il Ritratto di giovane donna realizzato da Giovanni Fattori (Collezione Stramezzi del Museo Civico di Crema), alla cui Scuola del Nudo Mantelli prese parte. La sua grafica rimane difficile da categorizzare, influenzata da numerose tensioni e mai decifrabile semplicemente con il codice di un manifesto. Così, nell’espressionismo di Mantelli, non privo di raffinatezze, risoluto e primigenio e insieme libero e personale, da subito in qualche modo presente nelle sue xilografie si innesta, perturbante, un decadentismo déco, dai toni ora superbi e ora malati di tinte acide o sgargianti, di modernità e novità assoluta, che lasciava presagire, in prospettiva, una evoluzione del tutto personale spinta a un decorativismo aspro ed essenziale.La mostra è accompagnata da un catalogo delle opere esposte − realizzato dalle Edizioni Museo Civico Crema e nel quale sarà proposta anche la schedatura dell’intera opera grafica dell’artista − con testi di Edoardo Fontana, Giorgio Marini, Marzia Ratti e Giuseppe Virelli.Emilio Mantelli nacque nel 1884 a Genova. Interrotti gli studi per essere inserito nel negozio della famiglia, svelò una adolescenziale ma ferma insofferenza a seguire le orme dei genitori; assecondato dal padre nel desiderio di divenire artista, a diciassette anni si recò a Firenze con l'intento di frequentare l’Accademia di Belle Arti, abbandonandola presto.Visse qualche tempo a Parigi e, ritornato in Italia, solo nel 1911 iniziò a incidere il legno spinto a farlo da Ettore Cozzani, direttore della rivista «L'Eroica». Malgrado i pochi anni di attività, la sua vicenda umana è indissolubilmente connessa alla storia della xilografia italiana.Il percorso artistico di Mantelli fu breve e intenso, tutto rinchiuso in poco più di un lustro: apparso dal nulla quando ormai di lui si erano quasi perse le tracce, sprofondava presto, nuovamente, in un lungo oblio. Negli ultimi giorni della Prima Guerra Mondiale Mantelli si ammalò e morì per una infezione polmonare, lasciando l'impressione di una individualità oscura e complessa e di una carriera interrotta al suo apice.Inaugurazione sabato 22 ottobre ore 17.30

Isabella Rossellini by André Rau

3 settimane 5 giorni hence
Palazzo Merulana, in sinergia con Fondazione Elena e Claudio Cerasi e CoopCulture, è lieto di ospitare la mostra “Isabella Rossellini by André Rau”, a cura di Vanessa Bikindou, in collaborazione con Fondazione Festa del Cinema.E’ il 1981 quando Isabella Rossellini e André Rau s’incontrano per la prima volta.Isabella Rossellini by André Rau è il riassunto degli anni della loro collaborazione, un’unione artistica che ha segnato il cambio di secolo caratterizzandolo nelle sue forme più estetiche.Il loro rapporto è diventato simbolo di diverse campagne fotografiche, quali Lancome o servizi di moda per German Vogue.Durante quell’incontro si strinse, quindi, un sodalizio artistico basato sull’amicizia che diede il via ad una delle collaborazioni più significative del tempo moderno. Tutto questo è testimoniato dalle foto dell’attrice fatte da Rau che dimostrano la fiducia tra i due, ma anche la grazia di Isabella Rossellini e la bravura peculiare del fotografo.Quando si osservano le foto è quindi praticamente impossibile non notare la serenità e la sintonia del professionista che è stato in grado di catturare con una sola immagine l’umanità di una delle dive più famose del mondo moderno.Grazie alla mostra “Isabella Rossellini by André Rau” per la prima volta è possibile godere di queste splendide fotografie tutte insieme, assaporando il cambiamento negli anni che queste sono state in grado di sottolineare.

Roberto Ferri

3 settimane 4 giorni hence
Grande attenzione carica di aspettative per la mostra che Palazzo Pallavicini dedicherà all’artista Roberto Ferri. Affascinanti suggestioni barocche incanteranno i visitatori che, dal 20 ottobre 2022 al 12 marzo 2023, attraverseranno le sale del Palazzo per ammirare i capolavori del massimo esponente di una raffinata figurazione di suggestione caravaggesca.LA MOSTRALa mostra, patrocinata dalla Regione Emilia-Romagna, è curata da Francesca Bogliolo e prodotta e organizzata da Pallavicini Srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci con il contributo di Liquid art system di Franco Senesi. Sessanta opere uniche - quaranta oli su tela e venti disegni - rappresentative della poetica visiva dell’artista Roberto Ferri, trovano spazio all’interno di prestigiose sale di Palazzo Pallavicini, aperte al pubblico in rare occasioni.  Un percorso antologico tra il sacro e il profano mette in luce l'instancabile e meticoloso lavoro del maestro tarantino, che fin dai suoi esordi tenta di fermare l'inesorabile procedere del tempo attraverso l'atto pittorico. Capace di trasporre nelle tele puntuali richiami alla grande arte del passato e di modificarne la natura più profonda con sentire visionario e onirico, Ferri sposa un estremo realismo con un puro simbolismo, generando incanto per l'animo e per lo sguardo. Tra i dipinti esposti compaiono splendide allegorie delle pulsioni umane e trasposizioni sacre delle tensioni dello spirito: nuovamente Ferri attraverso la sensualità e la plasticità del corpo mette in luce leverità più profondedell'anima dell'uomo e la sua continua e ininterrotta ricerca di senso. La meraviglia si sprigiona da opere di grandi dimensioni come “Le delizie infrante”, elaborata messa in scena di un conflitto interiore, oppure “L'amore la morte e il sogno” indagine personificata degli estremi che reggono le fila della vita. L'intenso rapporto dell'artista con la grafica è ben rappresentato dai disegni esposti, caratterizzati da uno squisito impianto formale intriso di delicato lirismo. Tra la penombra e il silenzio le figure sembrano riproporre un dialogo muto e cadenzato, il cui battito interno sembra riproporre il più antico ritmo vitale dell'uomo: il cardine della ricerca di Roberto Ferri si rivela essere la vita, in tutte le sue infinite e più misteriose sfumature.Roberto Ferri nasce nel 1978 a Taranto. Si diploma al Liceo artistico “Lisippo” nel 1996 e comincia a studiare pittura da autodidatta. Nel 1999 si trasferisce a Roma e dedica particolare attenzione alla pittura dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento; in particolare, si concentra sulla pittura caravaggesca e accademica (David, Ingres, Girodet, Géricault, Gleyre, Bouguereau, ecc.). Nel 2006, si laurea con lode in Scenografia presso l’Accademia di Belle arti di Roma. Nel 2011 partecipa alla 54° Biennale di Venezia, nel corso degli anni espone presso importanti istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero, come l’Istituto di Cultura Italiana di Londra, il Complesso del Vittoriano e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, Palazzo Vecchio a Firenze, Palazzo dei Priori di Viterbo, Palazzo del Podestà di Rimini. Le sue opere si trovano all’interno di importanti collezioni di tutto il mondo, a Roma, Milano, Londra, Parigi, New York, Madrid, Barcellona, Miami, a San Antonio (Texas), Qatar, Dublino, Boston, Malta, Messico, Canada e presso il Castello Picasso e Dora Maar di Menerbes in Provenza. CATALOGOLa mostra è accompagnata da un ampio catalogo edito da Pallavicini srl, con testi di Francesca Bogliolo. 

Escher

3 settimane 4 giorni hence
A Firenze arriva dal 20 ottobre la mostra record d’incassi dedicata a “ESCHER”.Oltre 200 opere saranno ospitate in una sede espositiva unica, negli spazi dello storico Museo degli Innocenti che, grazie alla collaborazione con Arthemisia, è diventato un punto di riferimento del capoluogo toscano come sede di grandi mostre d’arte.La grande mostra dedicata al geniale artista olandese Maurits Cornelis Escher arriva al Museo degli Innocenti di Firenze dal 20 ottobre 2022 al 26 marzo 2023.Scoperto dal grande pubblico negli ultimi anni, Escher è diventato uno degli artisti più amati in tutto il mondo, tanto che le mostre a lui dedicate hanno battuto ogni record di visitatori.Escher nasce nel 1898 in Olanda e vi muore nel 1972. Nel 1922 visita per la prima volta l’Italia, dove poi visse per molti anni, visitandola da nord a sud e rappresentandola in molte sue opere. Inquieto, riservato e indubbiamente geniale, Escher nelle sue celebri incisioni e litografie crea un mondo unico, immaginifico, impossibile, dove confluiscono arte, matematica, scienza, fisica, design.Un’antologica – con circa 200 opere e i lavori più rappresentativi che lo hanno reso celebre in tutto il mondo – che racconta il genio dell’artista olandese con le opere più iconiche della sua produzione quali Mano con sfera riflettente (1935), Vincolo d’unione (1956), Metamorfosi II (1939), Giorno e notte (1938) e la serie degli Emblemata, che appartengono all’immaginario comune riferibile al grande artista.La mostra di Escher si configura come il primo grande evento espositivo all’interno del complesso monumentale – progettato da Filippo Brunelleschi – che ospita il meraviglioso e ricchissimo Museo degli Innocenti che, con le mostre firmate Arthemisia, si è già avviato a essere sede di grandi mostre d’arte.Nato per esporre le opere d’arte dell’antico Spedale, grande centro d’accoglienza per bambini, il Museo è stato trasformato in un percorso che permette di scoprire un patrimonio culturale unico al mondo perché profondamente legato all’attività svolta in favore dei bambini che non potevano essere scresciuti dalle famiglie d’origine.Tra storia, arte e architettura, la collezione del Museo presenta opere acquisite tramite donazioni o in seguito all’accorpamento di altre istituzioni assistenziali e contiene alcuni capolavori di artisti di grande rilievo tra i quali Domenico Ghirlandaio, Luca e Andrea della Robbia, Sandro Botticelli e Piero di Cosimo, ma anche di artisti cresciuti agli Innocenti e avviati alla pittura dal priore Vincenzo Borghini come Vincenzo Ulivieri, Giovan Battista Naldini e Francesco Morandini (detto il Poppi).Con il patrocinio del Comune di Firenze, dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi, la mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con la M. C. Escher Foundation e In Your Event, ed è curata da Mark Veldhuysen – CEO della M.C. Escher Company – e Federico Giudiceandrea, uno dei più importanti esperti di Escher al mondo.

Pier Paolo Pasolini. Tutto è santo

3 settimane 3 giorni hence
In occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975), l'Azienda Speciale Palaexpo di Roma, le Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini e il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo celebrano la figura del regista, scrittore e artista nelle rispettive sedi museali, con un grande progetto espositivo coordinato e condiviso, dal titolo Pier Paolo Pasolini. Tutto è santo, che avrà luogo tra ottobre 2022 e marzo 2023. Un percorso che intreccia discipline, media, opere originali e documenti di archivio secondo tre direttrici di approfondimento autonome ma concepite per potersi integrare allo scopo di sollecitare riflessioni inedite sulla produzione pasoliniana, sull’influenza culturale che ha esercitato e sullo sguardo di chi la osserva dal XXI secolo. Coordinamento curatoriale del progetto: Michele Di Monte, Giulia Ferracci, Giuseppe Garrera, Flaminia Gennari Santori, Cesare Pietroiusti, Bartolomeo Pietromarchi, Clara Tosi Pamphili; con Olivier Saillard (per la sezione "Costumi" della mostra di Palazzo delle Esposizioni).La mostra di Palazzo delle Esposizioni indaga Pasolini come corpo poetico: mai un poeta, uno scrittore, un intellettuale, un autore cinematografico, è stato così corpo e incarnazione della parola. In questa mostra Pasolini è visto in una condizione radicale di autore, sempre vissuta in una dimensione di fisicità come pienezza, splendore e tragedia, in un amore estremo per la vita e per la realtà e in una opposizione irriducibile e profetica alla sottomissione dei corpi, alle convenzioni e ad ogni normalizzazione delle caratteristiche dei singoli e delle diverse forme dell'eros. A Palazzo delle Esposizioni, attraverso Pasolini, appare il miracolo della diversità irriducibile dei volti e di un pensare anarchico; la sacralità della donna, delle negritudini, del Sud visto come orizzonte di alterità e salvezza. È la forza selvaggia, barbara ed estrema, del dire di Pasolini, e il feroce dileggio subito per la sua diversità; l’amore o lo struggimento per le lingue non addomesticate, per i dialetti e le parlate, per la progressiva scomparsa, causata dall'omologazione televisiva, delle voci e dei canti del popolo; per i vestimenti scomparsi dalla terra e per la centralità della povertà come dimensione umana reale di fronte all'irrealtà alienata del consumismo. In mostra centinaia di fotografie originali, filmati, libri, documenti, costumi, musiche, canti, progetti, oggetti, e un laboratorio in atto di letture, incontri, suoni. Per tutta la durata della mostra, è previsto un ricco programma di eventi e performance coordinati tra le tre sedi, e che prevedono il coinvolgimento delle Accademie straniere a Roma, dell'Archivio Luce / Cinecittà e del Centro Sperimentale di Cinematografia.L'iniziativa fa parte del programma PPP100-Roma Racconta Pasolini promosso da Roma Capitale Assessorato alla Cultura con il coordinamento del Dipartimento Attività Culturali. 
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11 ore 49 minuti ago
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