Arte.it - Mostre ed eventi

JAPAN. BODY_PERFORM_LIVE

4 mesi 3 settimane hence
Il PAC prosegue la sua esplorazione delle culture internazionali sulle tracce della contemporaneità con una mostra che si propone di introdurci alle diverse espressioni dell’arte contemporanea giapponese degli anni duemila, concentrandosi in particolare sulle tendenze che coinvolgono i corpi degli artisti, sugli elementi della performance, e sulle dinamiche e i movimenti ad essa pertinenti. Analizzando criticamente le relazioni tra queste espressioni corporee e la società, l'ambiente e la materialità, nonché la tecnologia, gli artisti invitati racconteranno le loro visioni della vita e della morte, il senso di urgenza sulla politica di identità e come la politica sociale - lo spirito del nostro tempo - si sia rivelato attraverso le pratiche artistiche. Il progetto proverà a contestualizzare le attuali forme d’arte nella genealogia delle avanguardie giapponesi del dopoguerra, o nel recente passato, generando dialoghi multistrato tra le opere in mostra. Artisti Makoto Aida, Dumb Type, Finger Pointing Worker/Kota Takeuchi, Mari Katayama, Meiro Koizumi, Yuko Mohri, Saburo Muraoka, Yoko Ono, Lieko Shiga, Chiharu Shiota, Kishio Suga, Yui Usui, Ami Yamasaki, Chikako Yamashiro, Fuyuki Yamakawa.

De Pisis. Il silenzio delle cose

4 mesi hence
Non c’è affatto vento. L’aria stessa vibra. Le sfumature tranquille di queste conchigliesulla spiaggia sono dolci come le armonie delle sfere platonicheFilippo de PisisFino al 26 giugno 2022, nella Sala dei Comuni del Castello Estense di Ferrara, sarà possibile visitare la mostraDe Pisis. Il silenzio delle cose, a cura di Vasilij Gusella, che racconta uno dei filoni più noti della produzione dell’artista: la natura morta marina. È l’occasione per ammirare parte del patrimonio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Massari, rimasto celato in seguito al terremoto del 2012. Il tema della mostra nasce dalla dialettica fra l’infinitamente piccolo (una conchiglia, degli ortaggi abbandonati sulla sabbia, un beccaccino) e l’infinitamente grande (il mare sullo sfondo e il cielo appena segnato da qualche nuvola). Al centro dell'esposizione c’è il dipinto di Filippo de Pisis, Natura morta marina con peperoni, una melanzana e una conchiglia. La tavola, acquisita lo scorso anno dal Ministero della Cultura su proposta dell’Ufficio Esportazione di Venezia per le Gallerie dell’Accademia, è stata concessa in deposito al museo ferrarese, che conta complessivamente oltre 250 tra dipinti, disegni e litografie. Il Servizio Musei d’Arte e la Fondazione Ferrara Arte propongono una mostra dossier che presenta al pubblico questa nuova tavola, in dialogo con una selezione di olii e litografie di De Pisis appartenenti ai musei civici ferraresi.Eseguita nel 1946 durante un soggiorno di De Pisis a Venezia, Natura morta marina con peperoni, una melanzana e una conchiglia è una delle sue più intense e liriche nature morte marine e documenta il personalissimo stile pittorico maturo, caratterizzato da una scrittura fatta di tocchi rapidi di pennello, ariosa, delicata, rarefatta. Il cielo e il mare sono due strisce lontane, mentre sulla spiaggia deserta, in un’atmosfera sospesa e immobile, si vedono gli ortaggi e una solitaria conchiglia dalle tenere tonalità rosacee e dai riflessi madreperlati. Completano il percorso le opere Natura morta con il martin pescatore (1925), Cipolle di Socrate e delle nature morte marine, realizzate tra il 1927 e il 1932, in cui il poeta-pittore riconsidera il personale rapporto con la metafisica di De Chirico, conosciuto a Ferrara nel 1915, e sette litografie eseguite da De Pisis tra il 1945-46 a corredo di alcune sue poesie. La mostra doveva concludersi il 2 giugno 2022, rimarrà visitabile fino al 26 giugno per arricchire la proposta museale e artistica ferrarese. Al Castello proseguono inoltre le rassegneIl sogno di Ferrara. Adelchi Riccardo Mantovani (fino al 9 ottobre 2022) e, nel cortile, Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori. Umanità di Sara Bolzani e Nicola Zamboni a cura di Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale (fino al 21 agosto 2022).

Meraviglia senza tempo. Pittura su pietra a Roma nel Seicento

3 mesi 4 settimane hence
In autunno la Galleria Borghese dedica una mostra alla pittura su pietra, ai suoi sviluppi e alle sue implicazioni storiche e semantiche nel corso del Seicento, con il progetto scientifico a cura di Francesca Cappelletti e Patrizia Cavazzini, all’interno di un percorso di ricerca cominciato nel 2021 con un approfondimento delle ricerche su natura e paesaggio all’interno della collezione.Fra le conseguenze del Sacco di Roma va annoverata anche l’invenzione da parte di Sebastiano del Piombo della pittura su pietra. Disperato per la perdita di molti dipinti durante il lungo assedio della città da parte dei Lanzichenecchi, il pittore di origini veneziane, nella cerchia di Agostino Chigi a Roma fin dal primo decennio del secolo, avrebbe intrapreso infatti con decisione, sull’onda del dramma, la pratica del dipingere su supporti diversi dalla tela e più resistenti ai pericoli e al tempo.La declinazione della pittura su pietra all’interno del museo, che contiene ancora in grandissima parte le opere raccolte da Scipione Borghese nei primi tre decenni del Seicento e la loro collocazione iniziale, porge notevoli elementi di interesse.Il cambiamento di contesto, rispetto all’ “invenzione” di Sebastiano del Piombo e alla pittura fiorentina di secondo Cinquecento, sarà in grado infatti di suscitare vertigine e riflessione nel pubblico, così come alla metà del Seicento l’impatto della collezione suscitò meraviglia e stupore.Una componente di questo stordimento era senz’altro rappresentata dalla diversità dei materiali impiegati nelle opere d’arte e nella loro vicinanza allo spazio naturale dei giardini e del parco, che circondavano la Villa. La relazione fra arte e natura era portata anche all’interno delle stanze, con l’esibizione di sculture, dipinti, oggetti e opere che si ponevano in una situazione intermedia, quasi di metamorfosi, fra le varie arti. Grazie all’uso di marmi e di metalli i quadri potevano competere con le sculture nella loro capacità di vincere il tempo o rinforzare, per esempio, l’idea che il ritratto, eseguito per rendere durevole la memoria di un personaggio, potesse davvero essere trasferito grazie alla magia dell’arte in un mondo lontano dalla caducità delle forme.A Roma queste istanze, alla base del successo della pittura su pietra nel Cinquecento, vengono ulteriormente rinvigorite dall’osservazione dell’antico: marmi colorati e rarissimi esempi di pittura su pietra romana integreranno e renderanno ancor più spettacolare il percorso.

Pasolini Pittore

3 mesi 2 settimane hence
Pasolini Pittore è un progetto espositivo esclusivo completamente inedito nel suo genere, ideato per i cento anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini (1922-2022), che intende riportare l’attenzione su un aspetto artistico rilevante, spesso trascurato dalla critica, nel contesto creativo complessivo dello scrittore e regista, a oltre quaranta anni dall’ultima pubblicazione completa su Pasolini pittore, del 1978.  Il progetto, curato da Graziella Chiarcossi, Silvana Cirillo, Claudio Crescentini e Federica Pirani per la Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 14 ottobre 2022 al 16 aprile 2023, è promosso da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, “Sapienza” Università di Roma, Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Lettere e Culture moderne, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze, Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (PN) e Fondazione Cineteca di Bologna, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura. Comitato scientifico: Silvana Cirillo (Docente “Letteratura italiana contemporanea”, Facoltà di Lettere e Filosofia “Sapienza” Università di Roma); Maria Vittoria Marini Clarelli (Sovrintendente Capitolina, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali); Claudio Crescentini (Storico dell’arte, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali); Gianluca Farinelli (Direttore, Cineteca di Bologna); Gloria Manghetti (Direttrice, Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, Firenze); Federica Pirani (Storica dell’arte, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali) e Giovanni Solimine (già Direttore, Dipartimento di Lettere e Culture moderne, Facoltà di Lettere e Filosofia, “Sapienza” Università di Roma). Duecento opere circa, provenienti per la maggior parte dal Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze, depositario della più importante raccolta di opere dello scrittore e regista, partendo dagli inizi pittorici di Pasolini che vanno di pari passo con le prime prove poetiche in friulano. Dipinti e disegni che ne ricostruiscono l’iter artistico, anche grazie alla presenza di un fondamentale nucleo di opere dei primi anni Quaranta, realizzato a Casarsa della Delizia (PN), da dove arriveranno in mostra grazie alla collaborazione con il locale Centro Studi Pier Paolo Pasolini. Ritratti, nature morte e paesaggi dal sapore fortemente intimista e familiare fino alla serie di giovani ragazzi ritratti seduti, sdraiati o con fiori che, da altro punto di vista, documentano l’eccezionale sperimentazione artistica del giovane Pasolini. Un focus speciale è dedicato all’ambiente creativo bolognese de «Il Setaccio», mensile della GIL, Gioventù Italiana del Littorio, di Bologna (novembre 1942 e il maggio 1943), in particolare sui disegni di Pasolini e Fabio Mauri, realizzati per questa rivista. A riprova della determinazione di un’amicizia, che è anche scambio continuo di idee, e della crescente passione di Pasolini per la storia dell’arte. Un forte interesse, nato sempre a Bologna intorno alla figura cardine di Roberto Longhi, al quale lo scrittore chiede la tesi di laurea incentrata sulla pittura italiana del Novecento, da Carlo Carrà a Giorgio Morandi e Filippo de Pisis, artisti da lui stesso molto amati. Dagli anni Cinquanta l’arrivo a Roma, la scrittura e il cinema diventano per Pasolini i tempi di un sempre più fervido crogiolo di esperienze artistiche e creative che in parte, ma solo in parte, lo allontaneranno dalla pittura come pratica ma non come progress concettuale e interesse tecnico. Così come risulta da molti suoi scritti poco conosciuti dedicati proprio alla pratica pittorica. L’interesse per la materia, il confronto con il contemporaneo e la specifica del ritratto diventano in questi anni per Pasolini i tratti identificativi della sua realtà pittorica in continuo progress e molto spesso dedicata ai suoi “amici del cuore”. Dai ritratti di Ninetto Davoli, Maria Callas, Laura Betti, Andrea Zanzotto, alla serie di disegni dedicati a Longhi. Tutte opere, dei decenni Cinquanta-Settanta, che bene sottolineano il valore semantico della riproduzione del corpo umano da parte di Pasolini, portata avanti sempre con grande coerenza stilistica e ancora di estrazione longhiana. Opere che rivelano anche la continuità della pratica pittorica di Pasolini e la caparbietà tecnica con cui si confronta da protagonista con questa produzione. All’artista del resto interessa sempre più la «composizione» – coi suoi contorni – che la materia», in linea quindi con quella fase pittorica dell’arte italiana che proprio fra gli anni Sessanta e Settanta si va sempre più definendo anche per l’impegno civile di cui veniva saturata. EVENTI, INCONTRI, PROIEZIONIA corollario della mostra sarà organizzata una serie di incontri culturali, readings e proiezioni di compendio alle tematiche affrontate nella mostra, che si svolgeranno in varie sedi fra la Galleria d’Arte Moderna, la “Sapienza” Università di Roma e altre da definire. In tale contesto “Sapienza” Università di Roma organizzerà anche un grande convegno sul rapporto fra scrittura, pittura e cinema.  

Van Gogh

3 mesi 1 settimana hence
Dall’8 ottobre 2022 Palazzo Bonaparte ospiterà una grande mostra dedicata a Van Gogh.Attraverso le sue opere più celebri - tra le quali il suo famosissimo Autoritratto - sarà raccontata la storia dell’artista più conosciuto al mondo.Nato in Olanda il 30 marzo 1853, Vincent Van Gogh fu un artista dalla sensibilità estrema e dalla vita tormentata. Celeberrimi sono i suoi attacchi di follia, i lunghi ricoveri nell’ospedale psichiatrico di Saint Paul in Provenza, l’episodio dell’orecchio mozzato, così come l’epilogo della sua vita, che termina il 29 luglio 1890, a soli trentasette anni, con un suicidio: un colpo di pistola al petto nei campi di Auverse.Nonostante una vita impregnata di tragedia, Van Gogh dipinge una serie sconvolgente di Capolavori, accompagnandoli da scritti sublimi (le famose “Lettere” al fratello Theo Van Gogh), inventando uno stile unico che lo ha reso il pittore più celebre della storia dell’arte.La mostra di Roma, attraverso 60 opere e tante testimonianze biografiche, ricostruisce la vicenda umana ed artistica di Van Gogh, per celebrarne la grandezza universale.La mostra è prodotta da Arthemisia ed è realizzata in collaborazione con il Kröller Müller Museum di Otterlo, che custodisce uno dei più grandi patrimoni delle opere di Van Gogh.

RI-SCATTI. PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE

3 mesi 1 settimana hence
Anche per il 2022 torna RI-SCATTI, il progetto ideato e organizzato dal PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e da RISCATTI Onlus, l’associazione di volontariato che dal 2014 crea eventi ed iniziative di riscatto sociale attraverso la fotografia, e promosso dal Comune di Milano con il sostegno di Tod’s. L'ottava edizione è realizzata in collaborazione con Politecnico di Milano e con il Provveditorato Regionale Lombardia del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e si propone di raccontare le complessità, le difficoltà, ma anche le opportunità, della vita negli istituti di reclusione, al di là delle semplificazioni e delle stigmatizzazioni, fornendo ai partecipanti uno strumento formativo e generando anche un confronto costruttivo e una sinergia concreta tra l’amministrazione cittadina, quella penitenziaria e le istituzioni culturali milanesi. I protagonisti di questa edizione che stanno frequentando il corso di fotografia e che stanno scattando le foto in carcere – avendo, come assoluta novità, a loro disposizione in determinati orari della giornata delle macchine fornite dall’associazione – sono gli stessi detenuti e gli agenti penitenziari dei quattro istituti milanesi: Casa di Reclusione di Opera, Casa di Reclusione di Bollate, Casa Circondariale F. Di Cataldo, IPM C. Beccaria. I lavori saranno poi selezionati ed esposti in una mostra al PAC di Milano che come ogni anno sarà ad ingresso gratuito. Tutte le foto saranno in vendita e l’intero ricavato andrà a supportare e a finanziare progetti e attività volti al miglioramento della qualità della vita nelle carceri. Tali interventi saranno gestiti e coordinati dal Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano che, insieme al Dipartimento di Design, da molti anni svolge ricerche di tipo partecipativo negli spazi detentivi.

Rubens. I Palazzi di Genova

3 mesi 1 settimana hence
Questa straordinaria esposizione racconterà la grandezza del massimo pittore barocco di sempre Peter Paul Rubens e il suo rapporto con la città.   La mostra è prodotta dal Comune di Genova con Fondazione Palazzo Ducale per la Cultura ed Electa, e nasce in occasione del quarto centenario della pubblicazione ad Anversa del celebre volume di Pietro Paolo Rubens, Palazzi di Genova (1622). La curatela è di Nils Büttner, docente della Staatliche Akademie der Bildenden Künste Stuttgart nonché nuovo chairman del Centrum Rubenianum di Anversa, e di Anna Orlando, independent scholar genovese, co-curatrice della mostra L’Età di Rubens tenutasi a Palazzo Ducale nel 2004.   Rubens soggiornò in diverse occasioni a Genova tra il 1600 e il 1607, visitandola anche al seguito del Duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga, presso cui ricopriva il ruolo di pittore di corte. Ebbe così modo di intrattenere rapporti diretti e in alcuni casi molto stretti con i più ricchi e influenti aristocratici dell’oligarchia cittadina. In mostra sono presentate oltre 150 opere, tra le quali hanno il ruolo di protagonisti circa venti Rubens provenienti da musei e collezioni europee e italiane, che si sommano a quelli presenti in città.   A partire da questo nucleo rubensiano, il racconto di quello che fu il contesto culturale e artistico della città nell’epoca del suo maggiore splendore viene completato attraverso i dipinti degli autori che Rubens per certo vide e studiò durante il suo viaggio in Italia.

Rubens e i Palazzi di Genova

3 mesi 1 settimana hence
Palazzo Ducale di Genova ospiterà, dal 6 ottobre 2022 al 22 gennaio 2023, una straordinaria esposizione per raccontare la grandezza del massimo pittore barocco di sempre Peter Paul Rubens e il suo rapporto con la città.La mostra è prodotta dal Comune di Genova con Fondazione Palazzo Ducale per la Cultura ed Electa, e nasce in occasione del quarto centenario della pubblicazione ad Anversa del celebre volume di Pietro Paolo Rubens, Palazzi di Genova (1622).La curatela è di Nils Büttner, docente della Staatliche Akademie der Bildenden Künste Stuttgart nonché nuovo Chairman del Centrum Rubenianum di Anversa, e di Anna Orlando, independent scholar genovese, co-curatrice della mostra L’Età di Rubens tenutasi a Palazzo Ducale nel 2004.Rubens soggiornò in diverse occasioni a Genova tra il 1600 e il 1607, visitandola anche al seguito del Duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga, presso cui ricopriva il ruolo di pittore di corte. Ebbe così modo di intrattenere rapporti diretti e in alcuni casi molto stretti con i più ricchi e influenti aristocratici dell’oligarchia cittadina.In mostra sono presentate oltre 150 opere, tra le quali hanno il ruolo di protagonisti circa venti Rubens provenienti da musei e collezioni europee e italiane, che si sommano a quelli presenti in città.A partire da questo nucleo rubensiano, il racconto di quello che fu il contesto culturale e artistico della città nell’epoca del suo maggiore splendore viene completato attraverso i dipinti degli autori che Rubens per certo vide e studiò (Tintoretto e Luca Cambiaso); che incontrò in Italia e in particolare a Genova durante il suo soggiorno (Frans Pourbus il Giovane, Sofonisba Anguissola e Bernardo Castello), o con cui collaborò (Jan Wildens e Frans Snyders). Disegni, incisioni, arazzi, arredi, volumi antichi, perfino abiti, accessori femminili e gioielli consentono di celebrare la grandiosità di una capitale artistica visitata da uno dei maggiori artisti di tutti i tempi e confermano quell’appellativo di Superba che fu dato a Genova.Con Rubens e attraverso ciò che vide e conobbe, con testimoni d’eccezione quali sono le opere d’arte e grazie a un allestimento suggestivo e coinvolgente, viene raccontata la storia della Repubblica di Genova all’apice della sua potenza quando, all’inizio del Seicento, conobbe un periodo di singolare vivacità non soltanto economica e finanziaria, ma anche culturale e artistica.Tra le opere che tornano a Genova, città per cui il genio barocco le creò eseguendole per i più ricchi tra i genovesi di allora, si possono menzionare il Ritratto di Damadel Faringdon Collection Trust, eccezionalmente staccata dalle pareti della meravigliosa dimora di Buscot Park nell’Oxfordshire in Inghilterra: una dama finora senza nome, che grazie agli studi in preparazione della mostra è ora riconoscibile nella genovese Violante Maria Spinola Serra. Tra gli altri “ritorni a casa”, anche il San Sebastiano di collezione privata europea recentemente ritrovato, già parte della collezione di Carlo Filippo Antonio Spinola marchese de Los Balbases.È inoltre esposto per la prima vota in Italia il giovanile Autoritratto, con un Rubens all’incirca ventisettenne, che un collezionista privato ha offerto come prestito a lungo termine alla Rubenshuis di Anversa e che eccezionalmente torna nel Paese dove fu eseguito, intorno al 1604. Alla base del progetto vi è un lungo percorso di studi e approfondimenti scientifici da parte dei curatori, nonché il supporto di un prestigioso comitato scientifico onorario internazionale, composto dai massimi conoscitori della materia. Oltre a loro, un consistente numero di studiosi di diversi Paesi e istituzioni partecipa con specifici contributi in catalogo (edito da Electa).La mostra gode della collaborazione della Città di Anversa e del Centrum Rubenianum di Anversa, del Consolato Onorario del Belgio a Genova e di Camera di Commercio di Genova. Il Comune sta lavorando ad attivare altre partnership istituzionali con altri enti e città italiani ed europei.L’appuntamento espositivo di Palazzo Ducale è l’occasione per attivare una rete culturale di grande rilievo, dal titolo Rubens 22. A Network ideato e curato da Anna Orlando. All’insegna di Rubens e del suo speciale rapporto con la città sono coinvolte oltre 25 realtà pubbliche e private, dai Musei di Strada Nuova al Museo Diocesano, dall’Accademia Ligustica di Belle Arti a Palazzo della Meridiana, dall’Università degli Studi di Genova alla Fondazione Teatro Carlo Felice e al Conservatorio Nicolò Paganini, insieme all’Arcidiocesi e a molti altri. Si tratta di una fitta rete di collaborazioni, focus conoscitivi, appuntamenti culturali, aperture straordinarie, eventi collaterali e ulteriori progetti espositivi.In città, inoltre, il visitatore potrà seguire un vero e proprio itinerario rubensiano alla scoperta dei capolavori nelle loro sedi permanenti, come le due pale d’altare della Chiesa del Gesù – La Circoncisione del 1605 e I miracoli del beato Ignazio di Loyola del 1621 - a pochi passi da Palazzo Ducale, tuttora collocate sugli altari d’origine. E ancora, lo spettacolare Ritratto di Gio. Carlo Doria a cavallo della Galleria Nazionale della Liguria a Palazzo Spinola, uno delle più monumentali effigi celebrative dell’Età Barocca. L’itinerario in città sarà segnalato con veri e propri focus, a completamento del racconto narrato dalla mostra di Palazzo Ducale e toccherà anche i palazzi cinquecenteschi che Rubens certamente visitò, entrando in contatto diretto con i proprietari e riproducendoli poi nel suo celebre libro nelle due edizioni del 1622 e 1652, entrambe esposte in originale in mostra.Nel quadro delle iniziative cittadine si segnala, nel giugno del 2023, la finale di Ocean Race, il maggior evento velistico internazionale che prenderà avvio da Alicante nel 2022. La città si prepara a questo importante appuntamento con una serie di eventi che presentano Genova al mondo. Rubens e i Palazzi di Genova e il progetto Rubens 22. A Network fanno parte del programma culturale di Ocean Race a Genova.#GenovaRubens è l’hashtag attraverso il quale è possibile promuovere la mostra e rendere “riconoscibile” l’iniziativa sui social.«La mostra Rubens e i palazzi di Genova va a incrementare l'offerta culturale di alto livello della nostra città, in un contenitore esclusivo come Palazzo Ducale – spiega il sindaco di Genova Marco Bucci –. La collezione presentata ci restituisce la visione di una città Superba, nel periodo del suo massimo sviluppo. Sta a noi moderni spettatori imparare da quelle immagini, comprendere la storia, farci conquistare da quelle atmosfere e trasportare quella stessa vivacità culturale ed economica nella Genova odierna. La mostra sarà un importante tassello di uno straordinario mosaico di offerta culturale che Genova sta preparando in vista del 2022, augurandoci che il prossimo sia un anno senza più limitazioni dovute alla pandemia». «Dopo un periodo molto difficile e doloroso – afferma il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti - ci stiamo finalmente lasciando alle spalle l’emergenza sanitaria, grazie alla grande adesione dei cittadini alla campagna vaccinale contro il Covid. La presentazione di questa straordinaria mostra, che Palazzo Ducale ospiterà tra meno di un anno, è un segnale tangibile della ripartenza: oggi infatti possiamo guardare con fiducia al futuro, alle sfide e alle grandi opportunità che abbiamo davanti. In questa direzione la Liguria e Genova stanno dimostrando grande vitalità, energia e voglia di tornare a far vivere anche i nostri teatri, musei e luoghi di cultura, finalmente riaperti al 100%». «Palazzo Ducale crede non tanto nelle “grandi mostre” quanto nelle “mostre grandi” – sottolinea il presidente di Fondazione per la Cultura Luca Bizzarri – che non siano, cioè, limitate a un singolo luogo o a una singola disciplina, ma si amplino verso la città, la regione, il singolo visitatore. È quindi fonte di grande soddisfazione annunciare che il 2022 sarà per Palazzo Ducale un anno di “mostre grandi” fondate sulla rete tra studiosi, istituzioni, tecnici, amministrazioni e privati, all’insegna dei contenuti e della qualità. La mostra di Rubens è un caso esemplare: non solo offre un percorso straordinariamente completo e articolato, ma permette di aprire molteplici finestre di narrazione e accessibilità, da sempre punto di forza di Palazzo Ducale; che non mancherà di proporre un programma di eventi – laboratori didattici, conferenze, convegni, ...

Max Ernst

3 mesi 1 settimana hence
È in programma a Milano per l’autunno 2022, in seguito a un lungo lavoro di ricerca, la prima retrospettiva in Italia su Max Ernst (1891-1976), pittore, scultore, incisore, poeta e teorico dell’arte tedesco, poi naturalizzato americano e francese. La mostra, promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale con Electa, in collaborazione con Madeinart è curata da Martina Mazzotta e Jürgen Pech.Più di 200 le opere tra dipinti, sculture, disegni, incisioni, libri, gioielli provenienti da musei, fondazioni e collezioni private. Tra questi: Tate-Londra, Peggy Guggenheim Collection-Venezia, Musei Vaticani-Roma, Fondazione Beyeler-Basilea, Max Ernst Museum-Brühl, Centre Pompidou-Parigi, Thyssen-Bornemisza-Madrid.L’immensa vastità di temi e sperimentazioni dell’opera di Ernst si spalma su settant’anni di storia del XX secolo, tra Europa e Stati Uniti, sfuggendo costantemente a una qualsivoglia definizione tangibile.Pictor doctus, profondo conoscitore e visionario interprete della storia dell’arte, della filosofia e della scienza, Max Ernst viene presentato in questo contesto quale umanista in senso neo-rinascimentale.

FUTURISMO 1910-1915. La nascita dell'avanguardia

3 mesi hence
"Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l'universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all'invisibile, all'impalpabile, all'imponderabile, all'impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell'universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto”….Così si legge nel Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo, pubblicato a Milano l’11 marzo 1915 a opera di Giacomo Balla e Fortunato Depero, “astrattisti futuristi”, come loro stessi si firmano. Il manifesto costituisce la prima teorizzazione e testimonianza della tendenza non figurativa dell'arte d'avanguardia in Italia prefigurando un'arte “polimaterica”, un’arte nuova che diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti.Ed è proprio il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo, a siglare il punto d’arrivo di una stagione artistica, quella del Futurismo, che è l’anima e l’essenza di una mostra d’eccezione che indaga in modo assolutamente inedito le origini del movimento.“Futurismo 1910-1915. La nascita dell’avanguardia”, allestita nelle sale di Palazzo Zabarella a Padova, con la curatela di Fabio Benzi, Francesco Leone, Fernando Mazzocca, si impone infatti, come “sguardo altro”, offrendo una visione nuova ed originale e invitando alla scoperta di una realtà artistica fino a ora poco, o per niente, svelata. Sebbene negli ultimi quarant’anni si siano succedute molteplici rassegne dedicate al Futurismo, nessuna si è mai focalizzata in termini critici ed esaustivi sui presupposti culturali e figurativi, sulle radici, sulle diverse anime e sui molti temi che hanno concorso prima alla nascita e poi alla deflagrazione e alla piena configurazione di questo movimento che ha caratterizzato in modo così dirompente le ricerche dell’arte occidentale della prima metà del Novecento.“Futurismo”, innanzitutto, significa “arte del futuro”, e infatti, tra le avanguardie del ‘900 è quella maggiormente animata da un sentimento rivoluzionario di rinnovamento, di ribellione nei confronti della tradizione e di fiducia nelle possibilità offerte dal futuro e dalle sue innovazioni tecniche. Gli artisti della prima generazione di futuristi - Umberto Boccioni, in primis, e poi Carlo Carrà, Luigi Russolo, Antonio Sant’Elia, Giacomo Balla e Gino Severini - si pongono come obiettivo di risvegliare l’arte figurativa poiché non è più immaginabile che continui a dar voce a tematiche lontane dalla realtà, spesso vincolate a soggetti religiosi e mitologici. E per farlo, guardano al Divisionismo, tanto che nel “Manifesto” della fondazione artistica del Futurismo (1910) si dichiara l’ammirazione per i pittori di questa corrente che hanno messo a punto una elaborata tecnica mutuata dal Post-Impressionismo e dal Puntinismo. I futuristi si approprieranno quindi della loro pennellata, pur non nascondendo la loro attrazione per le forme sintetiche, la scomposizione dei piani e la distruzione della prospettiva del Cubismo (di cui però rinnegano la staticità), e senza dimenticare che dal Neoimpressionismo prendono in prestito la luminosità cromatica e dai Nabis il simbolismo dei temi. È partendo da questi presupposti tecnici che il Futurismo, si pone come chiave di rottura verso gli schemi del passato, assurgendo anche a precursore di idee ed esperienze del Dadaismo, delle avanguardie russe e delle neo avanguardie del secondo Novecento. Diventa così l’interprete di una vera “rivoluzione” artistica che vede quale ideale un’opera d’arte “totale” che supera i confini troppo angusti del quadro e della scultura per coinvolgere tutti i sensi, facendo di massimo contrasto cromatico, simultaneità (per determinare l’effetto dinamico) e compenetrazione (per liberare l’oggetto dai suoi confini), i suoi tratti salienti.Raccontano tutto questo e molto altro ancora, snodandosi in un percorso in crescendo, le oltre 100 opere che animano le sale di Palazzo Zabarella, tutte appartenenti a un arco cronologico piuttosto ristretto, dal 1910, anno di fondazione del movimento in ambito pittorico, al 1915, quando la pubblicazione del Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo e l’ingresso in guerra dell’Italia tracciarono un netto spartiacque nelle ricerche artistiche del movimento. Opere d’eccezione, alcune delle quali inedite o esposte raramente, provenienti da gallerie, musei e collezioni internazionali, per un totale di oltre 45 prestatori differenti, un corpus davvero unico che già definisce il prestigio della mostra.A siglare l’avvio della mostra, le radici simboliste del Futurismo e i legami con l’arte divisionista grazie al confronto tra i lavori di Giovanni Segantini, Gaetano Previati, Giuseppe Pellizza da Volpedo tra gli altri, e quelli dei padri fondatori del movimento da Umberto Boccioni a Giacomo Balla, da Gino Severini a Carlo Carrà, da Luigi Russolo a Mario Sironi. Un “dialogo” che attesta come questi primi futuristi siano accomunati da una formazione artistica di natura secessionista, legata alla tecnica divisionista e alla temperie simbolista di tardo Ottocento e di inizi Novecento. Poi si scoprirà lo “Spiritualismo” con la meraviglia di Stati d’animo di Boccioni del 1911-1912 e Mercurio transita davanti al sole”di Balla del 1914, quali punte di diamante. Di sala in sala si giunge nel cuore della mostra, che vede protagonista il “Dinamismo”, in cui si fronteggiano le opere di Boccioni, Balla, Severini, Sironi, Carrà, Russolo e quelle di Gino Rossi, Gino Galli, Ardengo Soffici e Ottone Rosai. Ci si tufferà poi nella “Simultaneità”, con opere di Carrà, Boccioni, Fortunato Depero, Russolo ed Enrico Prampolini. Lo spirito rivoluzionario e di completa rottura con i canoni del passato, è il fulcro della “Vita moderna”, con opere di Sironi, Carrà, Boccioni, Antonio Sant’Elia, Fortunato Depero, ma anche di Aroldo Bonzagni e Achille Funi, emblemi del desiderio di una nuova vita, lontana da immobilismo e tradizione. Si indagheranno poi i temi della “Tridimensionalità” della scultura e del “Polimaterismo” dove, a testimonianza dell’utilizzo in arte di materiali diversi, troveremo Forme uniche della continuità nello spazio e Sviluppo di una bottiglia nello spazio di Boccioni, i complessi plastici di Balla e Depero appositamente ricreati per questa rassegna poiché andati perduti. Dopo una sezione sulle “Parolibere” il percorso si snoda fino a toccare il tema della “Guerra”, vista dai Futuristi come mezzo che permette di sbarazzarsi del vecchio e noioso passato e di far prevalere la gioventù. Troveremo in mostra capolavori firmati Carrà, Balla, Sironi e Severini. Chiude il percorso appunto la “Ricostruzione Futurista dell’Universo”, con il concetto di ‘arte totale’ che si impossessa del mondo degli uomini e delle cose e che ha trovato proprio con i futuristi la prima, piena configurazione in seno ai movimenti d’avanguardia.

L’occhio in gioco. Percezioni, impressioni e illusioni nell’arte dal Medioevo alla Contemporaneità

2 mesi 4 settimane hence
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e Università agli Studi di Padova promuovono, nella ricorrenza degli 800 anni dalla fondazione dell’Ateneo Patavino, “L’occhio in gioco. Percezioni, impressioni e illusioni nell’arte dal Medioevo alla Contemporaneità”, una grande mostra che sarà allestita a Palazzo del Monte di Pietà a Padova dal 24 settembre 2022 al 26 febbraio 2023.Ad essere proposto è un nuovo modello espositivo, che abbraccia e unisce due dimensioni: lo sguardo generale che accompagna il visitatore a comprendere l’indagine e lo sviluppo delle arti sul tema del movimento, e uno, più specifico, che indaga i rapporti tra la psicologia della percezione e la creatività. Ad annunciare ufficialmente l’evento sono Daniela Mapelli, Rettrice dell’Università di Padova e Gilberto Muraro, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.“L’occhio in gioco” spazia su due ambiti espositivi paralleli, due percorsi per certi versi autonomi ma riuniti dal momento storico su cui entrambi si focalizzano, gli anni ’60, e dal rappresentare, entrambi, il nuovo che irrompe nell’arte.La sezione dedicata alla percezione, al movimento, al colore, all’optical come caleidoscopio è curata da Luca Massimo Barbero mentre quella denominata “La scuola patavina di psicologia della percezione, il Gruppo N e l’arte programmata” è affidata, tra gli altri, al prof. Guido Bartorelli e al prof. Giovanni Galfano dell’Università di Padova.“La scuola patavina di psicologia della percezione, il Gruppo N e l’arte programmata” si propone di valorizzare un particolare momento culturale della città di Padova, quello che vede il formarsi di un’eccellenza artistica che ha riscontro nazionale e internazionale: il Gruppo N, la cui ricerca è strettamente connessa alla realtà accademica padovana legata alla psicologia della percezione e alla sua eredità” anticipa la Rettrice Daniela Mapelli.“Attraverso la presentazione al grande pubblico di opere selezionate del Gruppo N, dei suoi fondatori e di artisti legati all’arte programmata, si vuole dare vita ad un percorso che permetta allo spettatore di comprendere le problematiche metodologiche e visuali poste da questa ricerca, il contesto culturale in cui hanno operato gli artisti e, soprattutto, di avvicinarsi agli aspetti teorici sottostanti i fenomeni percettivi che vengono presi in considerazione nella realizzazione delle opere”.Il Gruppo N, composto tra il 1960 e il 1964 da Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi, è indissolubilmente legata alla città di Padova.“Fondazione Cariparo”, afferma il Presidente Gilberto Muraro, promuove questo progetto espositivo di respiro internazionale con l’obiettivo non solo di fare ricerca ma anche di valorizzare produzioni artistiche note agli esperti e agli amanti dell’arte, ma forse meno conosciute al grande pubblico. Una mostra che potenzialmente è in grado di attrarre molti visitatori provenienti da altre città. Inoltre, la presenza di una sezione scientifico-laboratoriale garantirà un notevole coinvolgimento per i visitatori di tutte le età, che potranno sperimentare e capire le ragioni psicologiche degli effetti ottici esibiti dalle opere.”.La sezione della mostra a cura di Luca Massimo Barbero prende le mosse dalla raffigurazione del cosmo, con miniature e dipinti del Quattrocento che percorrono confronti con l’arte cinetica e optical e prosegue con la storia dei grandi temi affrontati nella pittura antica, manualista, post impressionista, futurista e dinamica orfica del Novecento sino alle prime prove dell’arte optical, cinetica e programmata.“La rappresentazione del movimento – annota il prof. Luca Massimo Barbero – ha sempre affascinato l’umanità a partire dalla preistoria nelle immagini di animali dipinte, nelle grotte paleolitiche il cacciatore credeva in un certo senso di possedere magicamente ciò che rappresentava, di propiziarsene la cattura o l’uccisione.In ogni tempo, però, vi sono state due diverse categorie di movimento, con continui scambi e invasioni del campo l’una rispetto all’altra, vale a dire quello statico, ma ottico (e quindi simbolico, psicologico, mentale, visivo, spettacolare nel senso panofskyano del termine, dove anche la prospettiva è un dispositivo illusionistico) che è una costante storica; quello fisico, reale, materiale, concreto, percepibile nel costruire lo sguardo per l’opera d’arte. Questa doppia via, una sorta di vademecum, di leitmotiv che attraversa tutta l’esposizione, si avvarrà non solo di opere d’arte, ma anche di una serie di preziosi documenti storici come volumi antichi, oggetti scientifici provenienti da musei internazionali e dalla città di Padova, fotografie e pubblicazioni dedicate alla percezione, al movimento, allo studio della storia del colore.”

I Pittori di Pompei

2 mesi 3 settimane hence
Si apre il 23 settembre 2022 al Museo Civico Archeologico di Bologna I Pittori di Pompei, una delle mostre più attese della stagione espositiva autunnale in Italia che resterà visibile fino al 19 marzo 2023.Curata da Mario Grimaldi e prodotta da MondoMostre, l’esposizione è resa possibile da un accordo di collaborazione culturale e scientifica tra Comune di Bologna | Museo Civico Archeologico e Museo Archeologico Nazionale di Napoli che prevede il prestito eccezionale di oltre 100 opere di epoca romana appartenenti alla collezione del museo partenopeo, in cui è conservata la più grande pinacoteca dell’antichità al mondo.Il progetto espositivo pone al centro le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana, per contestualizzarne il ruolo e la condizione economica nella società del tempo, oltre a mettere in luce le tecniche, gli strumenti, i colori e i modelli. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe.Sono pochissime le informazioni giunte a noi sugli autori di queste straordinarie opere e quasi nessun nome ci è noto. Grazie alle numerose testimonianze pittoriche conservate dopo l’eruzione avvenuta nel 79 d.C. e portate alla luce dalle grandi campagne di scavi borbonici nel Settecento, le cittadine vesuviane costituiscono un osservatorio privilegiato per comprendere meglio l’organizzazione interna e l’operato delle officine pittoriche.A Bologna, per la prima volta, verrà esposto un corpus di straordinari esempi di pittura romana provenienti da quelle domus celebri proprio per la bellezza delle loro decorazioni parietali, dalle quali spesso assumono anche il nome con cui sono conosciute. Capolavori – solo per citarne alcuni – dalle domus del Poeta Tragico, dell’Amore punito, e dalle Ville di Fannio Sinistore a Boscoreale, e dei Papiri a Ercolano.Il visitatore potrà ammirare un’ampia selezione degli schemi compositivi più in voga nei diversi periodi dell’arte romana, osservando come alcuni artisti sapessero conferire una visione originale di modelli decorativi continuamente variati e aggiornati sulla base di mode e stili locali.Rivivere scene di accoglienza dell’ospite, raffinate immagini di paesaggi e giardini, architetture, ma anche ammirare gli strumenti tecnici di progettazione ed esecuzione del lavoro: colori, squadre, compassi, fili a piombo, disegni preparatori, reperti originali ritrovati nel corso degli scavi pompeiani, comprese coppe ancora ripiene di colori risalenti a duemila anni fa. E, ancora, triclini, lucerne, brocche, vasi, riaffiorati negli scavi e raffigurati proprio negli affreschi in mostra, con i quali dialogavano nello spazio.La mostra proporrà infine la ricostruzione di interi ambienti pompeiani come quelli della Casa di Giasone e, ancora di più della straordinaria domus di Meleagro con i suoi grandi affreschi con rilievi a stucco, per raccontare il rapporto tra spazio e decorazione, frutto della condivisione di scelte, e di messaggi da trasmettere, tra i pictores e i loro committenti.Se nel mondo della Grecia classica i pittori erano considerati “proprietà dell’universo” – come ricorda Plinio il Vecchio a sottolinearne l’importanza ed il ruolo – al tempo dei romani, i pictores erano visti come abili artigiani, e solo alcuni di loro conquistarono, per la qualità e la raffinatezza delle loro creazioni, il ruolo di artisti.E la loro arte, da mestiere riservato alle classi sociali marginali – schiavi, liberti – diventa arte che qualifica chi la pratica.In occasione dell’esposizione sarà proposta una ricca offerta didattica rivolta non solo alle scuole di ogni ordine e grado ma anche alle famiglie e al pubblico adulto.

Milano Photofestival 17TH

2 mesi 2 settimane hence
La diciassettesima edizione del Milano Photofestival, la rassegna annuale di fotografia d’autore promossa da AIF - Associazione Italiana Foto & Digital Imaging, avrà luogo dal 14 settembre al 31 ottobre 2022. Per la terza volta consecutiva, l’appuntamento è fissato in autunno anziché nello storico periodo primaverile, a causa dell’incertezza legata alla diffusione del Covid.L’intento è di mettere in scena ancora una volta, insieme a tutti i protagonisti del mondo della fotografia, un’offerta di mostre e iniziative da vivere in prima persona, oltre che in modalità virtuale, confermando la centralità di una manifestazione che è da tempo un fondamentale rifermento della fotografia nazionale.Il festival diffuso coinvolgerà gallerie d’arte, musei, negozi, spazi espositivi pubblici e privati del territorio metropolitano milanese e di alcune province lombarde limitrofe, con l’obiettivo di allargarsi anche ad altre regioni.Il tema scelto dal comitato organizzatore per Photofestival 2022 è “Ricominciare dalle immagini. Indagini sulla realtà e sguardi interiori”. La complessità del periodo che stiamo vivendo ha richiesto a ciascuno di noi di modificare i propri comportamenti e il modo di operare, e mai come ora la fotografia ha un ruolo fondamentale nelle nostre vite, aiutandoci a esplorare l’articolata realtà che ci circonda.“Stiamo uscendo da una situazione di generale sgomento dove per un po’ di tempo abbiamo perso i consueti punti di riferimento e abbiamo faticato a ritrovarli ripetendoci, anche senza crederlo davvero, che solo la bellezza avrebbe potuto salvare il mondo” - commenta Roberto Mutti, direttore artistico di Photofestival. “Al netto di tanta, troppa retorica (ricordate il “ne usciremo migliori”?) è invece vero che, appena il cielo ha cominciato un poco a schiarirsi, i fotografi – che in molti casi si erano limitati a inquadrare metafisici paesaggi urbani desolatamente privi di vita – hanno ripreso a produrre progetti capaci di proiettarli e proiettarci in una nuova dimensione di cui forse avevamo dimenticato l’importanza: quella della volontà creativa che dà senso alla vita. In altre parole, della normalità. Ecco, ricominciare dalle immagini da produrre, analizzare, esporre, apprezzare è un bellissimo segnale che noi di Photofestival condividiamo e, ovviamente, promuoviamo. I segnali che ci vengono dal mondo della fotografia sono incoraggianti e fanno emergere due grandi tendenze ugualmente interessanti. Da un lato emerge il desiderio di osservare la realtà con occhi diversi come se, usciti dal buio, dovessimo riabituarci alla luce per riscoprire quanto prima non avevamo sufficientemente apprezzato. Dall’altro c’è la necessità di gettare uno sguardo dentro di noi non per perdersi in un soggettivismo intimista ma per recuperare una riflessione profonda sull’essere fotografi e sulla conseguente necessità di interpretare il mondo che ci circonda”.Il programma del festival includerà come sempre, accanto alle esposizioni, una serie di iniziative collaterali come workshop, proiezioni, letture portfolio, incontri con gli autori.Confermata anche la terza edizione del Premio “Le immagini rilegate” al miglior libro fotografico dell’anno, indetto per mettere a confronto i diversi tipi di prodotti editoriali che editori e autori propongono al pubblico. Il Bando di Concorso sarà disponibile sul sito della manifestazione.

Roberta Conigliaro. Ὀδυσσεύς /Odisseo

2 mesi 2 settimane hence
La mostra Ὀδυσσεύς, Odisseo di Roberta Conigliaro, alla Crumb Gallery Firenze viene prorogata a sabato 29 gennaio 2022.. In un allestimento particolarmente suggestivo, l’artista siracusana espone 10 sculture e un disegno di grandi dimensioni. Sono donne, uomini e bambini forse in fuga dalla morte, che attraversano il Mediterraneo, forse diretti incontro a una nuova alba, piena, almeno nei sogni, di vita e di speranza. Sono donne, uomini e bambini che fanno anche riflettere sul significato profondo dell’essere, dei luoghi, del cammino, della meta. Sono tutto questo le opere di Roberta Conigliaro che libera la poesia dell’anima in forme incise nella pietra calcarea, nella pietra saponaria, realizzate con la terracotta, il legno, il ferro, il gesso, il bronzo. C’è il Sogno d’acqua delle conchiglie che come sentinelle osservano il mare insieme alla donna che le guarda dal basso quasi fossero, per la loro impossibilità, inarrivabili divinità. C’è la valigia, in La sosta, che racchiude miraggio e disperazione. C’è l’attesa, forse in mare, forse nel limbo di un rifugio temporaneo, nelle figure appena accennate racchiuse nella pietra saponaria di Sospesi. C’è tutta la narrazione biblica della ricerca in L’arca e la capacità di percepire al di là dell’ovvio della donna di In ascolto, figura solitaria, racchiusa in una forma che pare una conchiglia. Sono tante le donne di Roberta Conigliaro nelle opere esposte a Crumb Gallery: donne che interrogano, che riflettono, che paiono abbracciare la sofferenza del mondo per trasformarla in qualcosa di prezioso. Il cammino delle donne di Conigliaro, accompagnate dai loro uomini e dai loro bambini, oppure sole, è sempre una traversata alla scoperta di sé stesse e del mondo. Un’Odissea. “La mano di Roberta Conigliaro sa essere potente pur senza mostrare ogni cosa; così le forme - nella scultura come nel tratto deciso del disegno - ci chiamano senza eccederci, prediligono l’evocazione nel volto abbozzato, nello sguardo che non si sottrae ma si fa interiore, è rivolto dentro e da dentro accende”. Evidenzia Giuseppina Norcia, scrittrice e grecista, nel testo pubblicato nel catalogo della mostra (Collana NoLines, diretta da Rory Cappelli). All’interno del volume, le immagini delle opere sono accompagnate da poesie di Roberta Conigliaro, tra cui alcune inedite. Roberta Conigliaro è una scultrice siracusana. Si trasferisce nel 1989 a Roma per motivi di studio. Si laurea in Psicologia e lavora per alcuni anni in campo psichiatrico. Parallelamente inizia a lavorare l’argilla creando le prime sculture. In seguito, sperimenta la lavorazione della pietra: marmo, pietra calcarea, pietra saponaria. Comincia ad esporre nel 2002. A partire dal 2016 ha portato in giro per l’Italia un suo progetto dal titolo “due sponde un solo mare” sul tema delle migrazioni, con sculture disegni e poesie. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo libro di poesie dal titolo “Anima errante” con la casa editrice Scatole parlanti.Principali mostre: “La scuola dei Generi”, galleria Cà d’Oro Roma; “Riparte 2002”, International Art Fair Roma; 2004 mostra personale, galleria “l’arco e la fonte”, Siracusa; “Profondo rosa” 2006 e 2007 (catalogo Giorgio Mondatori Editore); fiera Art Verona; fiera di Innsbruck 2008 ; Tour “euart 2009”, Miami, Boston, Dubai; fiera Berlinerliste 2009, Berlino; 2010 mostra personale, studio Vera, palazzo Doria Pamphilj, Roma; 2011 mostra personale “sud”, galleria quadrifoglio, Siracusa; fiera Affordable art fair 2012, Milano; 2013 mostra personale “un’esile scia di silenzio”, dialogo con la poesia di Antonia Pozzi, Antico Oratorio della Passione di Sant’Ambrogio, Milano; mostra personale itinerante “due sponde un solo mare”: 2016 museo regionale Agostino Pepoli a Trapani e Palazzo Montalto a Siracusa, 2017 galleria Milan Arts and Events Center Milano, 2018 galleria Olio su tavola, Lucca; 2021 mostra personale “Arte in teatro”, Teatro Comunale Siracusa.www.roberta-conigliaro.it Giuseppina Norcia è scrittrice, grecista e divulgatrice culturale e cura itinerari, drammaturgie e performance narrative sul mito e l’anima dei luoghi. Realizza progetti didattici con istituzioni e università, conduce laboratori di narrazione, collabora da vent’anni con l’Istituto Nazionale del Dramma Antico, presso la cui Accademia è docente di drammaturgia antica. È autrice di racconti.

PhEST - See Beyond the Sea. VII edizione

2 mesi 1 settimana hence
PhEST - See Beyond the Sea, si conferma un luogo di forte attrazione per quanti per studio, passione e professione hanno interesse per il mondo della fotografia e dell’arte. Al via dal 9 settembre al 1° novembre a Monopoli in Puglia, la settima edizione del Festival internazionale di fotografia e arte ideato e diretto da Giovanni Troilo, in collaborazione con la curatrice Arianna Rinaldo. Oltre 20 esposizioni di alcuni tra i più quotati artisti di diverse nazionalità: Olanda, Inghilterra, USA, India, Turchia, Germania, Ucraina, Russia, Belgio, e altri. E ancora 3 residenze artistiche e letture portfolio gratuite con alcuni tra i più influenti esperti del settore. Ancora una volta, per quasi due mesi PhEST trasformerà le vie, gli spazi e i palazzi della città in un’esposizione a cielo aperto, portando a Monopoli il meglio della fotografia e dell’arte da tutto il mondo a indagare il tema dell’anno: “FUTURO”. Sarà l’occasione per evocare l’interconnessione tra differenti piani temporali immaginando un’epoca dominata dall’Intelligenza Artificiale e dagli algoritmi. «Proveremo a declinare il tema in ogni modo possibile non solo dal punto di vista dei contenuti con più di 20 mostre dedicate al Futuro, ma quest’anno più che mai anche dal punto di vista della forma con l’uso nelle esposizioni di ledwall, VR, fotogrammetria, AI, robot, proiezioni immersive, realtà aumentata, riconoscimento facciale…» sottolineano gli organizzatori del festival. Ecco i primi nomi degli artisti che hanno confermato la loro presenza a PhEST dove saranno coinvolti in mostre, talk, proiezioni e visite guidate: Nick Brandt nel 2010 ha co-fondato la Big Life Foundation, un'organizzazione no-profit che impiega più di 300 ranger locali per proteggere 1,6 milioni di acri in Kenya e Tanzania. “The Day May Break” è un progetto globale che ritrae persone e animali colpiti dalla distruzione ambientale. https://www.nickbrandt.comAlexander Gronsky è un’artista che vive e lavora in Russia la cui pratica fotografica si concentra su paesaggi che documentano un mondo in costante ripetizione di se stesso, catturando anche il grottesco. PhEST ospita “Reenact/Repeat” una serie di immagini di rievocazioni militari in Ucraina e Russia: una riflessione sull’anticipazione dei desideri nelle nostre società. https://www.alexandergronsky.com/work Davide Monteleone è un artista visivo, National Geographic Fellow, i cui temi ricorrenti includono geopolitica, geografia, identità, dati e tecnologia. A PhEST propone “Sinomocene”, un progetto “data-driven” che prende spunto dalla documentazione dell'iniziativa cinese denominata "Belt and Road" o "New Silk Road" per indagare più ampiamente i temi delle nuove forme di colonialismo, della globalizzazione e del rapporto tra poteri e individui. https://davidemonteleone.com/projects#/sinomocene Erik Kessels, designer e curatore olandese, ha pubblicato oltre 75 libri delle sue immagini “riappropriate”, è editore della rivista di fotografia alternativa “Useful Photography” e ha scritto il bestseller internazionale “Failed It!”. Definito “stregone visivo” da Time Magazine e “antropologo moderno” da Vogue, Kessels sarà presente a PhEST con una mostra inedita in Italia. https://www.erikkessels.com Bil Zelman è giornalista, fotografo e direttore commerciale. Con “And Here We Are” esamina la condizione del nostro paesaggio in rapido cambiamento, l'impatto punitivo delle specie non autoctone e invasive e i fragili spazi in cui l'uomo e la natura si scontrano. http://bilzelman.com/ Arko Datto è nato in India e ha studiato fisica e matematica a Parigi prima di avvicinarsi alla fotografia in Danimarca. Il suo lavoro è apparso tra gli altri su Time Magazine, National Geographic e Newsweek. PhEST ospita “Where Do We Go When The Final Wave Hits”, una sua esplorazione notturna che ritrae la precarietà dell’essere umano in balia del cambiamento climatico alla foce del Ganga-Brahmaputra-Meghna, il delta più grande del mondo. https://www.lensculture.com/arko-datto Ișık Kaya, artista turca che indaga la maniera in cui gli esseri umani modellano il paesaggio contemporaneo, e Thomas Georg Blank, fotografo tedesco che si muove tra ricerca e interpretazioni speculative su immaginario individuale e collettivo, presentano “Second Nature”, una ricerca visiva sulla mimetizzazione delle torri cellulari sollevando interrogativi sul rapporto tra uomo e natura. http://isikkaya.com/second-nature/https://www.thomasgeorgblank.de Frederik Heyman è un artista e fotografo belga. Il suo lavoro, inatteso e surreale, elimina i confini tra fotografia, graphic design e space shaping. Con molte distorsioni (reali o digitali), Heyman crea un mondo destrutturato e affascinante. https://frederikheyman.comEmanuela Colombo e Michela Benaglia si sono conosciute nel 2014 e da allora lavorano insieme a vari progetti fotografici. “Beatle in the Box” indaga l’uso degli insetti come risorsa alimentare, possibile risposta all’aumento globale della popolazione su un pianeta con risorse sempre più scarse, inquinamento delle acque, deforestazione e surriscaldamento. http://www.emanuelacolombo.com/?p=862http://www.michelabenaglia.it/index/together-with-emanuela/beatle-in-the-box/ Marcel Top è un fotografo belga che esplora i limiti e i confini della fotografia. Con il progetto “Sara Hodges” mette in discussione l'uso delle tecnologie di sorveglianza di massa, esponendo la possibile minaccia che rappresentano. Sara Hodges è una cittadina americana inesistente, generata da un algoritmo raccogliendo oltre 50.000 post su Instagram che utilizzavano l'hashtag #iloveamerica. https://www.marceltop.com/sara-hodgesQuinn Russell Brown è un fotografo editoriale e commerciale di Filadelfia che si occupa di ritratti e still life. “Rewind” è un insieme di immagini impattanti che ci mettono di fronte al fatto che nel mondo tecnologico il futuro diventa velocemente passato. Una riflessione, con un tocco di nostalgia, sulla rapidità del progresso e i paradossi dell’evoluzione umana. https://quinnrussellbrown.com Manuela Schirra e Fabrizio Giraldi sono un duo di artisti visivi che lavora su ambiente, energia e futuro. Il progetto “Da pietra a bosco” documenta il piano di riforestazione del Carso, ideato 200 anni fa, a oggi, il primo e più grande di cui si abbia testimonianza. Presentato all’Expo di Parigi del 1900, gli esiti di questo piano sono un’occasione unica per comprendere le potenzialità del rimboschimento di un ambiente inospitale. Schirra/GiraldiFrancesco Tosini artista multimediale, vive e lavora a Milano. La sua pratica artistica si concentra sulla visualizzazione dell’energia intrinseca in meccanismi naturali, come la morfogenesi, in relazione con il digitale. Utilizza 3d, software generativi e tecnologie analogiche per produrre immagini in movimento che fanno dialogare mondo virtuale e fisico. C’è molta attesa verso “Cielofuturo”, l’installazione site-specific che porterà a PhEST, risultato ultimo di una ricerca verticale sul video feedback iniziata nel 2016. FrancescoTosini/CieloFuturoNoeltan Arts presenta “MaTerre VR Experience”, un film collettivo in cinque episodi tra tradizione, ecologia e innovazione. Un’esperienza prototipale di cinema di poesia che va oltre il cinema sfruttando le nuove tecnologie immersive VR. Ambientato tra i Sassi e lo struggente Parco delle Chiese Rupestri di Matera, il film rende i luoghi parlanti e le millenarie pietre di Matera Capitale Europea della Cultura, cassa di risonanza di un inno cross-disciplinare all’Europa dei popoli senza frontiere. http://www.noeltan.it/materre-vr-experience-online/ 2021 è un progetto artistico pluridisciplinare ideato dal collettivo artistico Sano/sano, composto da Giorgio Di Palma e Dario Miale, rispettivamente ceramista e fotografo di Grottaglie. Nel 2018, dopo la notizia dell’imminente costruzione del primo spazioporto europeo sul territorio di Grottaglie, il duo ha iniziato ad attivarsi con l’intento di annullare le distanze tra spazio e terra che potessero includere tutta la comunità locale. A PhEST presentano un’installazione site specific che riprende alcuni interventi realizzati nel 2021 all’interno della Cantina Sociale Pruvas di Grottaglie. https://sanosano.it Da segnalare quest’anno la collaborazione con “Panorama”, mostra itinerante diffusa organizzata dal consorzio ITALICS, che riunisce circa settanta oltre sessanta tra le più autorevoli gallerie d’arte antica, moderna e contemporanea attive in Italia, e curata da Vincenzo ...

Campo Base Festival 2022

2 mesi hence
Dopo il grande successo della prima edizione, torna dal 2 al 4 settembre in Val D’Ossola Campo Base, il festival dedicato alla cultura della montagna, agli sport e alle attività outdoor e alla relazione fra essere umano e ambiente.Incontri con i grandi nomi della scienza e della filosofia, con esploratori, arrampicatori ma anche con artisti e chef. Pratiche sportive all’aria aperta come canyoning, arrampicata, hiking, parapendio e yoga; e attività dedicate ai più piccoli. Installazioni e performance musicali, proposte cinematografiche e laboratoriali, escursioni e degustazioni allascoperta di un modo diverso di concepire la cucina e il rapporto con il cibo.Un festival unico che si prepara ad accogliere, nello scorcio di fine estate e in un campeggio immerso nella natura, una vera e propria comunità temporanea pronta a condividere esperienze e riflessioni, visioni e progetti.Curato da Nicola Giuliani, Chantal Ferrari e con la curatela scientifica di Alessandro Gogna, prodotto dalla Fondazione Tones on the Stones, Campo Base Festival è uno degli eventi di punta di Tones Teatro Natura, uno spazio progettuale e performativo realizzato in un’ex cava di granito in Val D’Ossola ma soprattutto un ecosistema dedicato alla ricerca artistica, all’innovazione, alla conoscenza e al benessere situato in un territorio montano di rara bellezza, tra boschi, vigneti terrazzati e antichi borghi in pietra. Questo vero e proprio “teatro di pietra” circondato da meraviglie naturalistiche ospiterà buona parte della programmazione di Campo Base Festival, così come il campeggio sarà soltanto il naturale punto di partenza per esplorare il territorio della Val d’Ossola.“Tones Teatro Natura è il fulcro del festival. La cava dismessa convertita in luogo della cultura è dove abbiamo immaginato gran parte del programma proprio per la sua vocazione a essere un portale aperto al mondo e favorire lo scambio di idee, progetti e visioni inclusive e coraggiose” affermano i curatori Nicola Giuliani e Chantal Ferrari. Il filosofo green Emanuele Coccia, l'etnobotanico Alessandro Ditizio, il designer Robert Fliri, l'alpinista Tamara Lunger, il climatologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, l'esploratore Franco Michieli, gli arrampicatori Federica Mingolla e Luca Schiera, l'artista Matteo Nasini, il ricercatore Giorgio Vacchiano, lo chef Matteo Sormani. Inoltre, le realtà ambientaliste di The Outdoor Manifesto e Ci Sarà Un Bel Clima, l'Associazione Pachamama, il duo Amaro & Rovina, i musicisti Nicola Ratti, Enrico Malatesta e Attila Faravelli con il progetto Superpaesaggio, il sound artist Félix Blume e il produttore, musicista e sound designer torinese Davide Tomat che dialogherà con il Coro Alpino SEO-CAI Domodossola.Sono questi i nomi al centro del programma di Campo Base Festival 2022 che, come lo scorso anno, si articolerà in tre sezioni: “Abbiamo mantenuto fede alla struttura originaria del festival, con le tre anime principali della prima edizione di Campo Base. Verde brillantesi conferma dunque contenitore per laboratori ed escursioni realizzati con la collaborazione di esperti, atleti e specialisti; Montagne divertentiaccoglie le attività pensate per i più piccoli, dove il gioco è motore di sviluppo, consapevolezza e crescita; Attorno al fuoco approfondisce le mille sfaccettature della cultura di montagna insieme a scrittori, filosofi, ecologisti e alpinisti” raccontano i curatori.Due i binari principali su cui viaggia l’edizione 2022: l'attivismo ambientale e le donne. Il primo tema mira a sottolineare l’urgente necessità di azioni concrete per contrastare la crisi climatica mentre le protagoniste femminili porteranno in cava la propria modalità di affrontare gli sport di montagna e la propria sensibilità nei confronti della salvaguardia degli ecosistemi naturali. Due binari che daranno vita a molteplici traiettorie di indagine: dall’analisi delle infinite capacità di resilienza di un bosco, alla conoscenza delle erbe spontanee edibili, dalle stelle ai suoni della natura, dal mondo delle api alla scoperta dell’incredibile e innata capacità di orientamento degli “animali umani”.Grande novità di questa seconda edizione è Fermento Cibo di Montagna, un progetto immaginato con Matteo Sormani, chef del ristorante Walser Schtuba di Riale, insieme allo chef Giandomenico Iorio e il corpo docente dell’Istituto Alberghiero di Domodossola. Un nuovo tassello di Campo Base Festival che coinvolgerà studenti e produttori locali in un percorso di reciproca conoscenza e apprendimento che si concluderà con la creazione di un menù ad hoc ispirato al concetto di rifugio: lì dove le risorse sono scarse e la natura dei luoghi obbliga a fare scelte, possono svilupparsi idee per un ritorno ad una unione con gli altri esseri viventi, animali, piante e funghi.A completare il quadro, il “palco nomade” Little Fun Palace ideato da OHT – Office for a Human Theatre, una roulotte, alternativa al palco principale di Tones Teatro Natura, attorno al quale ruoteranno una serie di appuntamenti per dare spazio alle idee, alle parole, alle reazioni delle persone che hanno bisogno di un luogo e di un tempo per emergere.Campo Base Festival 2022 è sostenuto da Ferrino, Montura, Patagonia e Vibram.La parte musicale del festival è curata dal club itinerante Buka mentre le attività sportive outdoor saranno svolte grazie alla collaborazione con il Parco Nazionale della Val Grande, la sezione CAI-SEO di Domodossola, la neonata Ossola Outdoor School, il Circolo Legambiente “Gli Amici del Lago”, la FASI - Federazione Italiana Arrampicata Sportiva e B-Side climbing park.Campo Base Festival 2022 è l’evento conclusivo della stagione di Tones Teatro Natura, che prenderà il via il 22 luglio con la Prima Mondiale di The Witches Seed – opera rock dalle tinte horror firmata da Stewart Copeland, con Irene Grandi e alcuni brani firmati da Chrissie Hynde – per proseguire dal 26 al 31 luglio con la nona edizione di Nextones, il festival internazionale dedicato alla più radicale sperimentazione nel campo dell'arte audiovisiva e della musica elettronica.

Festival Grenze Arsenali Fotografici 2022

2 mesi hence
Dal 1 al 26 settembre si rinnova a Verona l'appuntamento con la fotografia contemporanea. Sarà il Fake il tema protagonista della quinta edizione del Festival Grenze Arsenali Fotografici ospitato al Bastione delle Maddalene e in altre sedi della città scaligera. Identica alle scorse edizioni la formula che propone nel suo cartellone incontri con gli autori, workshop, seminari e convegni rivolti ad addetti ai lavori e al grande pubblico. Quanto mai attuale il tema che indaga il rapporto tra vero e falso e il ruolo di quest'ultimo come dubbio metodico nelle presunte verità rivelate. Grenze rinnova anche quest'anno la sua vocazione all'internazionalità con ospiti provenienti dal Sudafrica, dall'Austria, dalla Serbia, dal Giappone e dalla Catalogna accanto naturalmente alla sperimentazione linguistica e alla ricerca italiana. Grenze ha il patrocinio dell'Università Iusve, del Comune di Verona, del festival Pànoramic, del BPM di Belgrado, dell'Istituto Italiano di Cultura Austriaca, di Magazzini Fotografici di Napoli e del Centro Luigi Di Sarro di Roma.

Brian Eno x Trentino

1 mese 3 settimane hence
Le persone tendono a immaginare che fare arte sia come fare architettura: che tu abbia in mente un "progetto" o una "visione" prima di iniziare e poi inizi a realizzarla. Ma la mia sensazione è che fare arte possa essere più utilmente considerato come giardinaggio: pianti alcuni semi e poi inizi a guardare cosa succede tra loro, come prendono vita e come interagiscono”.Brian EnoSuoni e immagini in un mix coinvolgente e suggestivo che ridisegna con milioni di colori e luci i luoghi simbolo della città di Trento. Il compositore e artista visivo inglese Brian Eno (Woodbridge, 1948) approda in Trentino, negli spazi storici del Castello del Buonconsiglio e di Castel Beseno, con due installazioni multimediali che inaugureranno il 19 agosto: Audio Installation for Buonconsiglio e 77 Million Painting for Beseno.Il progetto inedito “Brian Eno x Trentino”, fortemente voluto dalla Provincia autonoma di Trento e organizzato dal Centro Servizi Culturali Santa Chiara, con la collaborazione del Castello del Buonconsiglio e di Trentino Marketing e la produzione di Alessandro Albertini e Giuseppe Putignani, animerà la città di Trento fino a novembre.Vera e propria icona della cultura contemporanea internazionale, Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno è uno dei più significativi artisti della nostra epoca. Muovendo da un’idea di arte come forma espressiva capace di dialogare con l'ambiente e lo spettatore, impiega media diversi per fondere musica e arti figurative, creando veri e propri “paesaggi sonori” in cui far immergere lo spettatore. Utilizzando display, immagini in continuo movimento e diffusori acustici, crea un gioco combinatorio a infinite varianti di forme, luci e suoni, dove non tutto è sempre come appare e ogni cosa cambia impercettibilmente, come nella vita, in modo casuale e inesorabile.Su questa scia e raccogliendo le suggestioni degli spazi del duecentesco Castello del Buonconsiglio di Trento, con i suoi splendidi Giardini di Magno Palazzo e Cortile dei Leoni, Brian Eno realizzerà l’Audio Installation for Buonconsiglio (dal 19 agosto fino al 6 novembre), un’installazione audio site-specific che si compone di opere concepite e realizzate sulla base degli spazi che le ospiteranno per creare un flusso dinamico di suoni. Installate in punti nodali del castello e in essi integrate, queste opere di musica generativa dialogheranno con gli ambienti circostanti e accompagneranno i visitatori attraverso un percorso che, sovrapposto a quello espositivo museale, offrirà un’esperienza d’ascolto sinestetica, unica e irripetibile.Se il Castello del Buonconsiglio sarà sede di installazioni sonore, Castel Beseno sarà teatro di una spettacolare installazione audiovisiva su larga scala: 77 Million Paintings for Beseno. Brian Eno ha infatti scelto le maestose mura di Castel Beseno come “tela” su cui animare le infinite combinazioni visive della sua opera più celebre. Concepito come “musica visuale”, 77 Million Paintings nasce dalla costante ricerca di Brian Eno sulla luce come mezzo artistico e dal suo desiderio di esplorare le nuove possibilità estetiche offerte dalla tecnologia: sovrapponendo in ordine casuale i layer di 400 dipinti realizzati dallo stesso Eno, un software genera 77 milioni di combinazioni senza mai ripetersi. Sincronizzato con l’opera visiva in movimento, prende vita un tappeto sonoro unico e irripetibile, tale che nessun suono sarà udibile una seconda volta. 77 Million Paintings for Beseno è un’opera spettacolare che, attraverso la proiezione di una combinazione di quadri in continua evoluzione, creerà una "pittura di luce" sulle Mura Est di Castel Beseno (una superficie di circa 1.500 m2 – 100 m x 15 m). Ogni venerdì e sabato, dal 19 agosto al 10 settembre 2022, saranno organizzati otto eventi serali di presentazione al pubblico dell'opera. Sotto il cielo stellato, gli spettatori potranno abbandonarsi e perdersi tra milioni di combinazioni di quadri e musiche.Compositore, produttore, artista visivo e attivista, Brian Eno è diventato famoso a livello internazionale all'inizio degli anni Settanta come membro fondatore della band britannica RoxyMusic, esperienza cui han fatto seguito una serie di album solisti e collaborazioni con altri artisti. Il suo lavoro come produttore include album con Talking Heads, Devo,U2, Laurie Anderson, Nico, Marianne Faithfull, James e Coldplay, mentre la sua lunga lista di collaborazioni include registrazioni con David Bowie, Jon Hassell, Harold Budd, John Cale, David Byrne, Grace Jones, Karl Hyde, James Blakee, più recentemente, con suo fratello Roger, in Mixing Colors(Deutsche Grammophon, 2020). Nell'agosto 2021 i due fratelli si sono esibiti assieme per la prima volta, davanti a un pubblico estasiato all'Acropoli di Atene. Gli esperimenti visivi di Brian Eno con la luce e il video procedono in parallelo alla sua carriera musicale, con mostre e installazioni in tutto il mondo. Ad oggi ha pubblicato oltre quaranta album di sua musica ed espostole sue opere in tutto il mondo, dalla Biennale di Venezia al Ritan Park di Pechino, dal Centre Pompidou di Parigi al Marble Palace di San Pietroburgo, dagli Arcos da Lapa di Rio de Janiero alle vele della Sydney Opera House. È membro fondatore della Long Now Foundation, fiduciario di Client Earth e patron di Videre Est Credere. Nell'aprile 2021 ha lanciato Earth Percent, col fine di raccogliere fondi dall'industria musicale per alcuni degli enti di beneficenza di maggior impatto che lavorano sull'emergenza climatica.

Ragusa Foto Festival. Edizione X - Armonia

3 settimane 4 giorni hence
Dal 21 luglio al 28 agosto 2022 torna in Sicilia, a Ragusa Ibla, borgo barocco tra i più belli d’Italia, la decima edizione di Ragusa Foto Festival, manifestazione internazionale dedicata ai linguaggi della fotografia contemporanea e alla valorizzazione di giovani talenti provenienti da tutto il mondo.  Dalla Sicilia, crocevia di svariate espressioni artistiche, come il barocco simbolo di unità tra diversi linguaggi, l’edizione 2022 mette in campo tante iniziative che attraverso la fotografia e la sua immediatezza, possono aiutare a riflettere sulle possibilità di conciliazione con le molteplici sfide del contemporaneo, favorendo occasioni di dialogo, conoscenza, approfondimento e condivisione. Durante le giornate inaugurali, da giovedì 21 a domenica 24 luglio, oltre all’apertura delle mostre alla presenza di alcuni dei fotografi selezionati per questa edizione, sono in programma diverse iniziative: seminari, talk, intrattenimento, workshop, letture portfolio e il Premio Miglior Portfolio dell’anno, aperitivi con gli artisti, visite guidate alle mostre.  Oltre venti i progetti esposti negli gli antichi Palazzi La Rocca e Palazzo Cosentini, il Centro Commerciale Culturale “Mimì Arezzo” (Ex Opera Pia), l’Auditorium (chiesa sconsacrata) San Vincenzo Ferreri e il Giardino Ibleo. Tra gli ospiti alle giornate inaugurali, Mario Cresci, Gianluigi Colin, Alfredo Corrao, Mario Morcellini, Benedetta Donato, Carlo Bevilacqua, Tim Carpenter, Jenia Fridlyand, Yvonne De Rosa, Claudio Composti, Giuseppe Leone, Pietro Motisi, Donata Pizzi, Susanna Scafuri, Nello Scavo, Paolo Verzone, Velasco Vitali, Alba Zari.Nell’anno del suo decimo anniversario, sotto la guida della fondatrice e direttrice Stefania Paxhia, giornalista siciliana e ricercatrice sociale per il Consorzio Aaster, insieme con il direttore artistico Steve Bisson, curatore e docente di fotografia al Paris College of Art, con il comitato scientifico diversificato e una rete di partner culturali nazionali e internazionali, Ragusa Foto Festival prosegue il percorso iniziato nel 2021 in tema di desiderio e speranza, e si interroga sul concetto di armonia cheoggi torna alla ribalta per il bisogno urgente di un approccio incentrato sulla collaborazione e sulla complementarità. E non significa necessariamente assenza di contrasti o di conflitti ma mantenere la mente aperta al bene comune. Gli antichi Greci usavano rappresentare l’armonia con il Mar Mediterraneo, tra le aree più ricche al mondo in termini di stratificazioni storiche e artistiche, né terra mobile né mare sconfinato come l’Oceano, ponte tra le sponde della civiltà, simbolo della perenne prossimità degli esseri umani tra loro diversi e allo stesso tempo uguali. Dal 2012 il Festival costituisce un’occasione di approfondimento dedicato ai diversi linguaggi delle arti visive e all’attualità, rievocando la più antica delle peculiarità del Mediterraneo, l'armonia del dialogo tra culture diverse nel “mare fra le terre”. La coesistenza tra la ricerca del benessere e la paura dell’incertezza, l'impeto incontrollato della tecnologia, la convivenza tra popoli, la riduzione delle diseguaglianze per mezzo dell’emancipazione dei ruoli e l'inclusione delle parti sociali, la crisi ambientale e l’insalubrità crescente del pianeta, sono solo alcune delle prepotenti emergenze che la fotografia con la sua immediatezza e accessibilità può aiutarci a guardare in faccia.Prodotto e organizzato dall’Associazione Antiruggine, il Festival è patrocinato dal Ministero dei Beni Culturali, MIC, e da Caritas Italiana, con il sostegno di Fondazione Con il Sud, di Sicilia Fondo Sociale Europeo, dell’Ambasciata e del Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi, della Presidenza dell’Assemblea della Regione Sicilia e dei suoi Assessorati ai Beni Culturali e al Turismo, del Comune di Ragusa, Banca Agricola Popolare di Ragusa, della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia e del Libero Consorzio Comunale di Ragusa e del Comune di Ragusa.Le mostre  ‘Artic Zero’ di Paolo VerzoneAutore di fama internazionale e Canon Ambassador, Paolo Verzone documenta per immagini il cambiamento climatico e le comunità del Circolo Polare Artico. Un lavoro che descrive quello che è necessario per scattare fotografie in uno degli ambienti più complicati al mondo. 

VIDEOCITTÀ 2022. V edizione

3 settimane 3 giorni hence
Giunto alla sua V edizione, torna dal 20 al 24 luglio Videocittà, il festival ideato da Francesco Rutelli con la direzione creativa di Francesco Dobrovich che esplora le forme più avanzate dell’audiovisivo, per mappare i molteplici sguardi sul mondo di oggi e costruire gli immaginari del futuro. L’edizione 2022 sarà aperta da una serata dedicata alle industrie creative digitali e presenterà per la prima volta una sorprendente installazione multimediale e immersiva che reinterpreterà l’architettura del monumento simbolo del quartiere Ostiense e della Roma “moderna”, il Gazometro.Con Eni, main partner, il festival si avvale del contributo di Regione Lazio, Camera di Commercio di Roma, in collaborazione con ANICA, con il patrocinio di SIAE e si svolgerà nell’area dell’ex Gazometro – nel cuore del quartiere Ostiense, fra i principali snodi della creatività metropolitana – che si appresta a diventare per cinque giorni un sofisticato e avanguardistico polo dell’audiovisivo.Tra stupefacenti installazioni, live, videoarte, virtual reality, nft, talk formativi e divulgativi e iniziative dedicate ai più piccoli, un’esperienza immersiva di cinque giorni in compagnia di artisti, creators, makers e leader digitali.Visioni, suoni, battiti urbani, riflessioni, scambi culturali e progetti si alterneranno per delineare le possibilità di trasformazione del mondo attraverso i linguaggi e le pratiche artistiche più innovative e tecnologiche. Videocittà dedica infatti la quinta edizione del Festival della Visione alla Transizione, digitale ed ecologica: un processo che, con visione strategica, pragmatismo, scelte condivise e partecipate, porti concretamente alle necessarie innovazioni e a un nuovo e più radicale modo di interpretare il rapporto fra essere umano e ambiente. L’alleanza fra il nuovo pensiero ambientalista e lo sviluppo tecnologico come premessa indispensabile per gettare le basi di un mondo nuovo, più smart, più aperto, inclusivo e sostenibile.Profondamente simbolica, dunque, la scelta di un luogo come l’area dell’ex Gazometro, sito iconico in perenne transizione in cui Eni sta procedendo al recupero delle strutture industriali e alle opere di bonifica, con l’obiettivo di trasformarlo in un grande distretto tecnologico aperto. Pronto a vestirsi di tecnologia e a mutare forma per cambiare lo skyline capitolino, il grande Gazometro sarà protagonista di un’installazione site-specific prodotta per Videocittà 2022 da Eni e realizzata da fuse*, studio multidisciplinare che esplora le possibilità espressive date dall’uso creativo delle tecnologie digitali al fine di interpretare la complessità dei fenomeni umani e naturali. L’architettura industriale del Gazometro accoglierà per 5 giorni una sfera sospesa al suo interno con un diametro di 20 m, proiettata su 360°, visibile gratuitamente da gran parte del territorio urbano, catturando l’attenzione del pubblico da ogni possibile punto di osservazione in tutto il contesto metropolitano. Videocittà offrirà altresì la possibilità al pubblico di compiere una vera esperienza immersiva all’interno del reticolo metallico, completamente trasformato grazie ad un sound spazializzato che trasformerà l’opera in un percorso altamente emozionale. L’installazione, dal titolo Luna Somnium, si ispira a quella che viene considerata la prima opera letteraria di fantascienza: un racconto scritto da Keplero in cui il lettore, insieme al protagonista, si ritrova sulla Luna e guarda la Terra con occhi diversi, grazie a un nuovo punto di vista sull’Universo. Luna Somnium sarà presentata nella serata d’apertura, il 20 luglio, dedicata alla transizione digitale, in collaborazione con Anica e curata da Manuela Cacciamani, Presidente dell’Unione Editori e Creators Digitali.Contestualmente all’accensione del Gazometro, artisti, curatori, influencer, talent ed esperti del settore racconteranno le loro esperienze e  si confronteranno sulle nuove forme della comunicazione visuale, dallo storytelling al metaverso.L’installazione site-specific al Gazometro sarà solo la punta dell’iceberg perché il festival abiterà l’intera area di archeologia industriale adiacente all’impianto, riqualificata da Eni che ne è proprietaria: un’area delimitata che verrà così restituita ai cittadini e trasformata da Videocittà in una vera e propria “cittadella dell’audiovisivo contemporaneo”, visionaria e proiettata nel futuro. Al suo interno, fra i vari percorsi attraversabili dal pubblico, l’Opificio 41 che durante il Festival sarà la sede di Presente Futuro, una grande mostra collettiva concepita come installazione, ancora una volta, site-specific: sulle sue grandi vetrate un’esplosione di colori racconterà le opere dei più interessanti protagonisti dell’arte digitale, per un progetto nato dalla collaborazione fra Videocittà e Reasoned Art, la prima startup italiana dedicata alla crypto arte, e presentato nell’ambito del focus che il festival dedica alla crypto arte, ovvero l’arte digitale certificata e venduta tramite la tecnologia blockchain e NFT. Fra le opere di Presente Futuro, quella del mago del Motion Design, l’artista argentino Esteban Diacono, le creazioni dell’artista tedesco Extraweg e le visioni del canadese Scorpion Dagger, autore dell’omonimo progetto, un blog animato da gif e digital collage ispirati ai dipinti rinascimentali; le creazioni emozionali del collettivo parigino di designer e illustratori Parallel Studio e le installazioni cinetiche del norvegese Jan Hakon Erichsen, conosciuto come “il distruttore di palloncini”. Gli iconici ritratti senza volto di Skygolpe, le opere dell’artista new pop e amante della tecnologia Giovanni Motta, la distintiva tecnica artistica riportata nel mondo digitale di Fabio Giampietro e la narrazione post-umana di Giuseppe Lo Schiavo. Fino ad arrivare ai lavori di artisti italiani riconosciuti nel campo, come: Giuseppe Ragazzini, Emanuele Dascanio, Tommaso Buldini, Marcello Baldari, Marco Zagara, Nicola Caredda, Niro Perrone, Giuseppe Veneziano, Filippo Ghisleri, Aurorae, Lorenza Liguori e Fabiola Sangineto. A completare il quadro del Focus NFT, un incontro curato da Valentino Catricalà, studioso, curatore e critico d’arte contemporanea, oggi curatore di MODAL Gallery alla SODA-School of Digital Art di Manchester.Cuore pulsante del festival saranno le esibizioni live e le AV performance che animeranno Videocittà fra la terrazza e il main stage, aprendo un vero e proprio varco dimensionale in cui il pubblico potrà immergersi per sperimentare nuove modalità di percezione e riflessione sui grandi temi affrontati dalla manifestazione. Si parte la prima sera, il 20 luglio, con Erratic Weather di Maotik, digital artist francese, adesso di stanza a Berlino, che indaga il rapporto fra arte, scienza e tecnologia realizzando opere immersive e interattive a partire da originali strumentazioni che trasformano gli algoritmi in immagini e in ambienti 3D. Partendo dall’elaborazione in tempo reale di dati meteorologici provenienti da diversi database online, l’opera Erratic Weather offre al pubblico la possibilità di sperimentare a pieno il ciclo di vita di fenomeni vorticosi come il tifone, l’uragano e il ciclone tropicale. Un’esperienza altamente immersiva - la cui parte sonora è affidata al violoncellista, compositore e producer olandese Marteen Vos- che dimostra il potere devastante della Natura e rende evidente l’urgenza di intervenire sul fronte dei cambiamenti climatici. Il giorno seguente, 21 luglio, sarà la volta invece di Dissonant Imaginary, creazione dell'artista multimediale giapponese, nonché docente universitario, Daito Manabe insieme a Yukiyasu Kamitani, pioniere nel campo della decodifica cerebrale. Proprio da qui parte la live performance: a partire da un gruppo di individui che hanno ascoltato suoni specifici e musica astratta  completamente  immersi nell’oscurità, Manabe e Kamitani procedono all’analisi dell’attività cerebrale per arrivare alla ricostruzione in forma di immagini e suoni dei contenuti mentali grazie a una serie di avanzatissimi software. Il dualismo fra fisico e digitale, reale e virtuale inteso come due facce della stessa medaglia è invece al centro della performance Diade dei Mimesi, in programma al Festival sempre il 21 luglio. La performance ...
Checked
3 ore 44 minuti ago
Arte.it - Mostre ed eventi
Tutte le mostre e gli eventi artistici in Italia.
Iscriviti a Feed Arte.it - Mostre ed eventi